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La postura del capo nella patogenesi dello squilibrio posturale, ruolo dell occlusione dentale e del sistema visivo

dott. Piero Silvestrini Biavati

La postura del capo nella patogenesi dello squilibrio posturale, ruolo dell’occlusione dentale e del sistema visivo

Dr. Piero Silvestrini Biavati
Medico dentista - Dottore di Ricerca Università di Siena - Master in Posturologia Università di Roma

La posturologia, branca attualissima nel panorama terapeutico attuale, si prefigge il compito di indagare le cause dello squilibrio al fine di cercare di porvi rimedio. Risulta chiaro a tutti che un atteggiamento adattativo del corpo, si porterà dietro fenomeni di compenso. Se questi superano una determinata soglia individuale, il compenso si trasforma in una patologia, da prima algica e poi funzionale, fino ad arrivare a modificazioni anatomiche. Il capo, vuoi per la sua posizione spaziale (molto in alto rispetto al baricentro), vuoi per il suo peso specifico (il più alto del corpo), induce fenomeni importanti sullo schema corporeo dell’equilibrio. Nella fisiologia posturale sono diverse le cause di squilibrio. Ogni recettore sensitivo e’ potenzialmente in grado di creare turbe nel sistema posturale.
Non entreremo in questo articolo sul sistema posturale fine, ci occuperemo solamente dei macro adattamenti corporei. Facilmente indagabili ad un attento esame obbiettivo da ognuno di noi.
Il nostro corpo e’ in continuo adattamento, a causa dei problemi ambientali che di volta in volta si presentano.
Statisticamente le influenze più importanti sulla postura del capo sono i disordini gnatologici (occlusione dentale) e i disordini del sistema oculare (le forie). A volte i disordini sono strettamente correlati.
Per definire uno squilibrio occluso posturale causato da una eteroforia, dobbiamo per prima cosa chiarire tali termini.
Eteroforia: uno squilibrio del sistema visivo, in senso generale una alterazione della “sinergia” della visione binoculare: sono quei disturbi della mobilità oculare che sono mantenuti latenti dall’intervento della fusione celebrale; pertanto ammettono sempre la visione binoculare e sono definite secondo il tipo di deviazione, rispetto alla posizione ortoforica degli occhi. In pratica sono degli strabismi che possono ancora essere corretti a livello riflesso.
Risulta ovvio che tali problemi inducono, o forse e’ meglio dire costringono, il nostro corpo ad adattamenti volti ad un compenso, per quanto possibile, delle problematiche causate dal sistema visivo.
Sindrome occluso posturale: una interazione fra posizione mandibolare e postura cervico craniale. Con questo termine non si intende che solamente il distretto corporeo alto influenzi il sistema gnatologico, ma semplicemente la stretta correlazione. Altri distretti possono influenzare la postura cranio cervicale, e da questa creare alterazioni gnatologiche e viceversa. Difficilmente un problema gnatologico non coinvolge un adattamento cranio cervicale. I due adattamenti risultano finemente correlati.
Adattamenti mandibolari alla postura del capo.
Il complesso sistema muscolare deposto al controllo della posizione mandibolare puo’ essere semplificato in tre sottogruppi, i muscoli elevatori, i muscoli abbassatori e i muscoli nucali, finalizzati a funzioni diverse (Fig. 2, 3) Infatti per postura mandibolare dobbiamo necessariamente distinguere due posizioni diverse: quella di riposo e quella di massima intercuspidazione.
I muscoli utilizzati per la posizione di riposo (rest position, RP) sono principalmente i muscoli ioidei. Essi, utilizzando l’osso ioide come una caruncola, ne determinano la posizione, quale risultante della tensione di tutti i muscoli ad esso connessi (Fig. 1). Sia i sovraioidei, sia i sottoioidei e sia i muscoli correlati con clavicola, rachide cervicale, faringe e lingua partecipano attivamente.

 

Fig. 1 Rapporti spaziali 

fra cranio, mandibola e ioide (Tillmann) 

Fig. 2 Rapporti muscolari della RP mandibolare 

Fig. 3 Postura cranio cervico ioido mandibolare 

 

I muscoli utilizzati per la posizione di massima intercuspidazione (intercuspal position ICP) sono principalmente gli elevatori, ovvero temporali, masseteri, pterigoidei ecc.
Naturalmente queste sono solamente catene muscolari anteriori, esse non potrebbero funzionare senza un adeguato controllo della posizione del capo ad opera dei muscoli nucali, in primis sternocleidomastoidei e trapezi. Infatti, senza il loro intervento, la tensione dei muscoli sottomandibolari porterebbe la mandibola il piu’ in basso possibile, mentre contemporaneamente i sovramandibolari porterebbero la mandibola in ICP, con la conseguenza di avere un capo in massima flessione in avanti e denti serrati. I muscoli nucali antagonizzano proprio questo effetto e sono quindi strettamente correlati. Ecco perche’, difficilmente, variazioni della postura mandibolare, non coinvolgono variazioni della postura craniale. Tutto questo si esplica sia in senso sagittale che frontale (Fig. 4).
Possiamo immaginare quindi il sistema ioido mandibolare come un sistema a doppia caruncola: una estensione del capo portera’ ad una posizione mandibolare di riposo piu’ aperta (muscoli mandibolari piu’ allungati), mentre una flessione ad una posizione piu’ chiusa (muscoli mandibolari piu’ accorciati).
In visione frontale una flessione del capo a DX, inevitabilmente causera’ un accorciamento dei muscoli mandibolari dello stesso lato, determinando una laterodeviazione DX della mandibola (Fig.5).
In visione frontale, una rotazione del capo a SX, si trascinera’ dallo stesso lato, rispetto ad una linea mediana corporea, sia mandibola che ioide (anche se in misura proporzionalmente sempre minore) ma, rispetto ad un asse mediano cranio mandibolare, la mandibola risultera’ laterodeviata a DX. Quindi con un disordine gnatologico di deviazione DX (Fig. 6), l’opposto della lateralizzazione del capo.
Notare lo spostamento degli assi visivi oculari nelle tre diverse posizioni del capo. Muscoli verdi: più contratti; grigio chiaro: più allungati
Ogni disallineamento fra RP e ICP causa un lavoro asimmetrico dei muscoli e delle articolazioni per arrivare alla ICP, diventando potenzialmente iatrogeno nelle problematiche algico disfunzionali neuromuscolari e ATM.

Fig. 4 Postura ortogonale 

Fig. 5 Capo flesso a Dx 

Fig. 6 Capo ruotato a Sx 

 

Se poi il paziente ha corrispondenza fra RP e ICP (serratore), le problematiche sono ulteriormente amplificate sia a livello muscolare e sia articolare, per il sovraccarico di lavoro a cui queste strutture sono sottoposte.
Il perche’ di tutta questa disamina sulla influenza della postura del capo sulla mandibola si puo’ sintetizzare in un semplice postulato: tutto cio’ che puo’ influenzare la postura del capo puo’ di conseguenza determinare problematiche gnatologiche (adattamento).
Ma il problema puo’ essere visto anche in modo opposto, generando un secondo postulato: la malposizione mandibolare (problema gnatologico) puo’ influenzare la postura del capo e di conseguenza determinare altri fenomeni adattativi.
Qui entrano in gioco le forie….
Ogni difetto visivo può indurre fenomeni adattativi del capo, atti al compenso funzionale della patologia. Tali adattamenti prendono il nome di Torcicolli Oculari (TO) (Fig. 8).
Da questo si può dedurre che alterazioni visive che generano un TO obbligano la mandibola ad adattarsi alla nuova postura craniale. IL disallineamento è aggravato dalla controreazione dell’osso ioide e dei muscoli ioidei, che a loro volta inducono un ulteriore adattamento del capo. Spesso tali compensi sono “aiutati nella loro stabilizzazione” dal serramento dentale: un modo per chiudere una catena muscolare e permettere alla mandibola di stare “vicina” all’occlusione. Il serramento, in un circolo adattativo vizioso, peggiorerà tutti i parametri gnatologici disfunzionali. In questi casi, si potrebbe ipotizzare che il bruxismo notturno sia una mezzo per permettere una riossigenazione dei muscoli elevatori bloccati tutto il giorno in situazione isometrica.

Fig. 7 I Muscoli oculari e la 

loro azione individuale (Guidetti)                   

 

Fig. 8 Torcicollo oculare

Fig. 9 La foria

 

Fig. 10 Adattamento oculare alla postura del capo (Guidetti)

 

Anche l’opposto è possibile. Dalla mia esperienza posso dire che le forie possono essere modificate cambiando l’occlusione. Il mezzo è sempre lo stesso: l’adattamento. Se è l’occlusione a determinare una posizione patologica del capo, allora il sistema visivo si deve adattare a tale posizione modificando l’asse abituale oculare (Fig. 10, 4, 5, 6).
Ciò determina un potenziamento asimmetrico dei muscoli oculari. Tale squilibrio, in una analisi visiva di dissociazione, ovvero con gli occhi che non possono puntare contemporaneamente la stessa mira, porta gli assi in una situazione di non ortogonalità: la foria. (Fig. 10)Tali asimmetrie funzionali dei muscoli oculari (Fig. 7) possono inoltre indurre distorsioni della superficie corneale: l’astigmatismo (Fig. 19, 20, 21, 22), a sua volta possibile portatore di TO.
La diagnosi differenziale non è facile ne agevole. Sono necessarie notevoli esperienze in campo gnatologico, posturale e della visione. Sono necessarie strumentazioni diagnostiche e la stretta collaborazione con specialisti del settore visivo: oculisti, strabologi, ortottisti, optometristi comportamentali. Per contro, nell’ambito del trattamento fisioterapico, si ha il problema opposto, analizzare le influenze occlusali e valutarne l’importanza.

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