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Diaframma e respirazione addominale: quando il "respiro col diaframma" è il problema, non la soluzione

dott Mauro Lastrico dott. Giuseppe Macrì

La respirazione addominale osservata in molti pazienti può essere il segno di un accorciamento muscolare che impedisce l'espansione costale — non il segno di una buona respirazione diaframmatica. Il diaframma ha quattro punti di azione: due sulle coste e due sulla colonna. Quando l'espansione costale è bloccata, il diaframma agisce sui pilastri vertebrali, aumentando la lordosi lombare e comprimendo i dischi intervertebrali. Il diaframma non va rieducato ma liberato.

Questo articolo presenta l'inquadramento biomeccanico del diaframma nel modello analitico e sistemico AIFIMM, integrato con le considerazioni funzionali del dott. Giuseppe Macrì, fisioterapista.

dott. Mauro Lastrico

Il diaframma nel piano sagittale: la coppia diaframma-psoas

I pilastri del diaframma si inseriscono sulle vertebre lombari da L1 a L4. Lo psoas si inserisce da T12 a L4. Insieme formano una coppia di forza che tira le vertebre lombari anteriormente — il diaframma verso il torace, lo psoas verso il femore. Questa coppia è uno dei motori principali dell'iperlordosi lombare.

Nel segmento toraco-lombo-sacrale, il diaframma non è un muscolo isolato: è co-agonista di tutti i muscoli con inserzione vertebrale diretta nell'aumento della lordosi — paravertebrali, quadrato dei lombi, gran dorsale, psoas. I retti addominali, unici antagonisti, sono subdominanti.

Le componenti verticali delle forze oblique dei pilastri diaframmatici si sommano bilateralmente a quelle degli altri muscoli con inserzione vertebrale, producendo irrigidimento del segmento lombare e compressione discale. L'accorciamento dei pilastri contribuisce direttamente alla compressione dei dischi intervertebrali da L1 a L4.

Il diaframma nel piano frontale: convessità lombare

Quando l'accorciamento dei pilastri diaframmatici è asimmetrico, la trazione diretta sulle vertebre L1-L4 produce convessità lombare omolaterale. Il diaframma, insieme a psoas e quadrato dei lombi, può opporsi alla risultante meccanica dell'elevazione dell'emibacino o sommarsi ad essa, producendo i pattern apparentemente incongruenti descritti nell'analisi vettoriale del piano frontale.

La strategia respiratoria sostitutiva

Nell'inspirazione fisiologica a riposo, il diaframma, dopo essere disceso, dovrebbe consentire alle sue inserzioni costali di aumentare il volume trasverso della gabbia toracica. Se il gran dorsale oppone resistenza all'espansione laterale del torace — perché accorciato — la funzione respiratoria, essendo prioritaria, deve comunque essere garantita.

Il diaframma, attraverso le sue inserzioni vertebrali e insieme allo psoas con cui forma una coppia di forza, solleva il torace aumentando la lordosi. L'aumento della lordosi è confermato visivamente dall'addome che appare "gonfiarsi". Non è il diaframma che "scende male": è il diaframma che, non potendo espandere il torace lateralmente, utilizza la colonna come punto di azione per garantire la ventilazione. È un'abilità emergente — una strategia sostitutiva che il sistema sviluppa per mantenere una funzione prioritaria.

Questa osservazione ha una conseguenza clinica diretta: la respirazione "addominale" osservata in molti pazienti può essere il segno di un accorciamento del gran dorsale che impedisce l'espansione costale, non un deficit del diaframma.

Un muscolo con quattro gambe: la meccanica respiratoria del diaframma

Il diaframma può essere pensato come un muscolo con quattro punti di azione oltre al centro frenico: due sulle ultime coste e due sulla colonna — i pilastri vertebrali.

Nell'inspirazione fisiologica, il diaframma agisce sulle inserzioni costali. Il centro frenico si abbassa, poi le inserzioni costali espandono lateralmente la gabbia toracica. L'aumento del volume toracico avviene a costo zero vertebrale: la colonna non è coinvolta.

Ma se l'espansione costale è impedita — ad esempio per accorciamento del gran dorsale o degli obliqui — il diaframma deve comunque garantire l'inspirazione. La funzione respiratoria è prioritaria: il "cosa" prevale sul "come".

In questo caso il diaframma cambia strategia: anziché agire sulle coste, agisce sui pilastri vertebrali. Insieme allo psoas, con cui forma una coppia di forza, solleva il torace aumentando la lordosi lombare. Le vertebre da L1 a L4 vengono tratte anteriormente, i dischi intervertebrali subiscono compressione, e l'addome si "gonfia" come risultante meccanica della proiezione anteriore della colonna dorso-lombare.

Questa è un'abilità emergente: una strategia sostitutiva che il sistema sviluppa per mantenere una funzione prioritaria a spese della colonna. L'addome che si gonfia durante l'inspirazione non è il segno di una "buona respirazione diaframmatica" — è il segno che il diaframma sta usando i pilastri anziché le coste, e che la colonna sta pagando il prezzo.

Conseguenza clinica diretta

La cosiddetta respirazione addominale osservata in molti pazienti può essere il segno di un accorciamento del gran dorsale e degli obliqui che impedisce l'espansione costale — non un deficit del diaframma. Rieducare la respirazione senza liberare il torace dall'accorciamento dei muscoli che ne impediscono l'espansione è inutile: il diaframma continuerà a utilizzare i pilastri perché non ha alternativa.

Nel modello AIFIMM il diaframma non va rieducato ma liberato. La strategia respiratoria sostitutiva si risolve quando le cause che impediscono l'espansione costale — accorciamento del gran dorsale, degli obliqui, delle fibre inferiori del trapezio — vengono trattate. Solo allora il diaframma può tornare ad agire sulle coste anziché sulla colonna.

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Diaframma e correlazioni viscerali

Il diaframma separa la cavità toracica dalla cavità addominale e ha rapporti diretti con cuore (attraverso il legamento frenico-pericardico), esofago, aorta e vena cava. Le correlazioni viscero-somatiche del segmento T10-L2 collegano i pilastri diaframmatici a surreni, reni e ureteri.

Una disfunzione viscerale in questi distretti può mantenere tensione sui pilastri diaframmatici attraverso le connessioni neurologiche organo-vertebra. Se il trattamento muscolare diretto produce miglioramenti temporanei ma la dinamica respiratoria e la lordosi lombare tornano alla condizione precedente, questo è il segnale clinico di un accorciamento secondario: la causa primaria è viscerale e il diaframma si sta adattando.

Il diaframma, per la funzione primaria che svolge, deve adattarsi continuamente alle alterazioni imposte dalle strutture adiacenti. Quando non riesce più a trasferire queste distorsioni, compaiono sintomatologie come dolori intercostali, rachialgie cervico-dorsali o dorso-lombari, e disfunzioni respiratorie che non hanno origine polmonare.

Il diaframma come complesso muscolare polifunzionale — dott. Giuseppe Macrì

Il diaframma è un complesso muscolare digastrico, formato perifericamente dall'accostamento di ventri muscolari piatti disposti a raggio e centralmente dalla sovrapposizione di bande tendinee e aponeurotiche di natura connettivale. La presenza dei due trigoni bilaterali distingue le fibre contrattili in tre porzioni — sternale, costale e vertebrale — con significato funzionale legato alle diverse dinamiche delle strutture osteo-articolari su cui si inseriscono. Le miofibrille passano da corte nel tratto sternale a più del doppio nel tratto costale.

Il punto pivot pericardico

Il diaframma possiede un sistema di sospensione attraverso il legamento frenico-pericardico ancorato al centro frenico, dove la fusione degli elementi fibrosi del sacco pericardico con il centro frenico diviene intima. Nella respirazione in posizione statica, il diaframma utilizza questo ancoraggio tendineo come punto pivot — la soluzione più economica dal punto di vista energetico che non sbilancia in avanti il baricentro umano.

Questo rapporto intimo tra pericardio e diaframma è caratteristico dell'uomo: è la conseguenza evolutiva del passaggio dalla stazione orizzontale dei quadrupedi a quella eretta. Negli animali in cui il cuore poggia sullo sterno, questo rapporto non esiste.

Omeostasi pressoria e postura

Il diaframma partecipa alla postura attraverso il mantenimento di un'omeostasi pressoria intracorporea alternata tra cavità toracica e cavità addominale. Senza di essa, saremmo costretti a procedere ricurvi in avanti con enorme dispendio energetico. Il complesso diaframmatico compatta il tronco e l'addome solidarizzando il rachide — un sinergismo tra contenitore e contenuto in cui è fondamentale anche il ruolo del diaframma perineale pelvico.

Solo in condizioni di sforzo fisico intenso il diaframma ha bisogno di un ulteriore contrappoggio addominale, dato dalla contrazione dei retti addominali, del trasverso e del diaframma pelvico. Soggetti che anche a riposo utilizzano un'iperpressione addominale protratta obbligano il diaframma a compensare l'asimmetria funzionale, scaricando le tensioni a livello dorso-lombare con conseguenti sindromi dolorose che possono strutturarsi a livello osteo-articolare.

Un muscolo che non può riposare

Il diaframma è l'unico muscolo striato che non può mai riposare. Deve essere sempre pronto a eseguire azioni di protezione — starnuto, tosse, vomito — produrre il flusso aereo per la fonazione, contribuire al mantenimento della postura, e creare il blocco toraco-addominale per il movimento degli arti. Per questo deve sapersi adattare continuamente alle alterazioni di mobilità imposte dalle strutture anatomiche adiacenti, utilizzando compensi strutturali anche settoriali.

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