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Muscolo ileopsoas: ruolo biomeccanico nella lordosi lombare, nell'anca e correlazioni viscerali

dott. Mauro Lastrico dott. Giuliano Chiri

L'esercizio più diffuso per "allungare" lo psoas — l'estensione del femore in affondo — è un controsenso biomeccanico. Lo psoas si inserisce da T12 a L4: quando il femore si estende, la colonna lombare non è fissabile perché tutti i muscoli con inserzione vertebrale diretta sono co-agonisti nell'aumento della lordosi. Il femore va indietro, la colonna va in avanti, e lo psoas non si allunga. Il risultato è compressione discale e rotazione vertebrale a spese del rachide lombare.

Questo articolo presenta l'inquadramento biomeccanico dello psoas nel modello analitico e sistemico AIFIMM, integrato dal lavoro anatomico e viscerale del dott. Giuliano Chiri, fisioterapista e docente AIFIMM.

Lo psoas nel piano sagittale: co-agonista nell'aumento della lordosi - dott. Mauro Lastrico

Nel segmento toraco-lombo-sacrale, tutti i muscoli con inserzione vertebrale diretta sono co-agonisti nell'aumento della lordosi. Lo psoas, con le sue inserzioni da T12 a L4, tira le vertebre lombari anteriormente verso il femore. Il diaframma, attraverso i suoi pilastri con inserzioni da L1 a L4, tira le vertebre anteriormente verso il torace. Insieme formano una coppia di forza che proietta la colonna lombare in avanti.

A questi si aggiungono i paravertebrali, il quadrato dei lombi e il gran dorsale posteriormente, e l'ileo con l'antiversione pelvica. Gli unici antagonisti — i retti addominali — non hanno inserzione vertebrale diretta e sono vettorialmente subdominanti.

L'equilibrio è altamente instabile: anche modesti accorciamenti dello psoas producono modificazione della curva toraco-lombare e compressione sui dischi intervertebrali. Le componenti verticali delle forze oblique dello psoas si sommano bilateralmente a quelle dei paravertebrali, producendo irrigidimento e compressione discale.

Lo psoas nel piano frontale: convessità lombare

Quando l'accorciamento dello psoas è asimmetrico, la sua trazione diretta sulle vertebre L1-L4 produce convessità lombare omolaterale. Questa azione può opporsi alla risultante meccanica dell'elevazione dell'emibacino — prodotta dal gran dorsale e dal quadrato dei lombi — o sommarsi ad essa.

Quando il quadrato dei lombi, il diaframma e lo psoas agiscono in sinergia, mantengono la colonna lombare verticale o la deviano omolateralmente anche in presenza di emibacino elevato. Questo spiega i pattern apparentemente incongruenti in cui le vertebre lombari sono in convessità omolaterale rispetto al bacino elevato: non è un'anomalia, è la risultante prevedibile di vettori con inserzione vertebrale diretta che si oppongono alla risultante meccanica dell'elevazione pelvica.

Lo psoas sotto carico: dominanza in antiversione

Con il femore come punto mobile — arto scarico — lo psoas è flessore d'anca. Con il femore come punto fisso — sotto carico, in stazione eretta — lo stesso muscolo cambia la direzione della sua azione: anziché portare il femore verso il bacino, porta il bacino verso il femore, determinando antiversione pelvica e iperlordosi lombare.

Questa dominanza è particolarmente rilevante perché sotto carico gli estensori d'anca — ischiocrurali e glutei — sono subdominanti quando il carico assiale aumenta la stabilizzazione richiesta. La risultante vettoriale favorisce l'antiversione.

Forza Resistente e Forza Lavoro nello psoas

L'accorciamento connettivale dello psoas produce il paradosso clinico tipico del modello FR/FL: il muscolo oppone resistenza all'allungamento — Forza Resistente elevata — ma ha perso capacità di contrarsi efficacemente — Forza Lavoro ridotta. Lo psoas "tiene" la colonna in lordosi ma lavora peggio.

Rinforzare uno psoas accorciato non corregge la causa meccanica. L'aumento della Forza Lavoro viene dissipato nel tentativo di vincere la Forza Resistente interna. Il risultato è un incremento della compressione discale. La riduzione della Forza Resistente è il prerequisito perché lo psoas recuperi efficienza.

Perché lo stretching dello psoas è un controsenso biomeccanico

L'esercizio più diffuso per "allungare" lo psoas è l'estensione del femore — il classico affondo posteriore. La logica apparente è semplice: allontanare le inserzioni del muscolo per stirarlo. Il problema è che questa logica ignora una condizione fisica elementare: per allungare un muscolo serve un punto fisso e un punto mobile che si allontana.

Lo psoas si inserisce da T12 a L4 e sul piccolo trocantere. Quando il femore viene portato in estensione, la colonna lombare non è fissabile: nessun muscolo può impedirne il movimento anteriore perché tutti i muscoli con inserzione vertebrale diretta — paravertebrali, quadrato dei lombi, gran dorsale, diaframma — sono co-agonisti dello psoas nell'aumento della lordosi. Non esiste un punto fisso vertebrale.

Il risultato: il femore va indietro, la colonna va in avanti. Lo psoas non si allunga — le sue inserzioni vertebrali seguono il movimento. Ciò che si produce è un aumento della lordosi con compressione discale e rotazione vertebrale. L'illusione di allungamento è data dall'aumento dell'angolo coxo-femorale, ma quel range è ottenuto a spese della colonna, non dello psoas.

La correzione abituale peggiora il problema. Per "fissare" la colonna, si fa flettere l'anca opposta portando il bacino in retroversione. Questo elimina apparentemente la lordosi ma crea un conflitto meccanico maggiore: con il bacino in retroversione, il sacro si verticalizza e la giunzione L5-S1 subisce un momento di forza che proietta L5 anteriormente. Le vertebre ruotano e le compressioni discali asimmetriche aumentano.

In entrambi i casi — con o senza retroversione pelvica — lo psoas non viene allungato e la colonna subisce un danno meccanico. L'errore sta nella premessa: trattare lo psoas come un muscolo isolabile con uno stretching segmentario, ignorando che fa parte di un sistema di forze in cui tutti i vettori con inserzione vertebrale sono co-agonisti.

Nel modello AIFIMM, la riduzione della Forza Resistente dello psoas avviene attraverso contrazioni isometriche eseguite in massimo allungamento fisiologico — dove il punto di allungamento è controllato dal terapista in relazione alla risposta dell'intero sistema, non imposto da un esercizio che il sistema compensa a spese della colonna.

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Quando il trattamento diretto non basta: le correlazioni viscerali

Nel modello del ragionamento clinico AIFIMM, la distinzione tra accorciamento primario e secondario è decisiva. Se il trattamento muscolare diretto sullo psoas produce miglioramenti temporanei ma il sintomo recidiva, questo è il segnale clinico di un accorciamento secondario: la causa primaria è altrove e continua a richiedere adattamento muscolare.

Le correlazioni viscero-somatiche del segmento T10-L2 collegano lo psoas a diaframma, surreni, reni e ureteri. Una disfunzione viscerale in questi distretti può mantenere tensione sullo psoas attraverso le connessioni neurologiche organo-vertebra, rendendo instabile qualunque correzione muscolare.

È qui che il lavoro anatomico del dott. Giuliano Chiri — nella sezione che segue — fornisce la mappa dettagliata dei rapporti tra psoas, fascia iliaca, strutture nervose e organi viscerali che sostengono questa interpretazione clinica.

 

Anatomia, rapporti fasciali e correlazioni viscerali — dott. Giuliano Chiri

Abstract
Si evidenzia la correlazione tra lo stato di spasmo-accorciamento-fibrosi dello psoas, irritazione di strutture nervose (nervo femorale,…) e disfunzioni osteopatiche di organi visceri (rene, giunzione gastroesofagea, colon). Si integrano ad uso del lettore alcuni richiami anatomici alle inserzioni del muscolo psoas e ai suoi rapporti con strutture di tipo muscolare, fasciale, scheletrico, nervoso, viscerale. INSERZIONI
Il muscolo ileopsoas è formato da due muscoli distinti alla loro origine
1. Grande psoas: origina dalla faccia laterale del corpo dell’ultima vertebra toracica e da L1;L2; L3; L4. Dei fasci si inseriscono sui dischi intervertebrali e alla base dei processi trasversi delle ultime IV lombari. Decorre in basso e laterale esterno, attraversando la zona lombare ed iliaca, passa inferiormente (al di sotto) del legamento inguinale e si inserisce sul trocantere, passando davanti all’articolazione dell’anca.
2. Iliaco: ha forma di ventaglio ed origina dal labbro interno della cresta iliaca, su tutta la fossa iliaca e sulla sua circonferenza, sui legamenti ileolombari e alla base del sacro (porzione laterale dell’ala del sacro). Si inserisce insieme al tendine del m. grande psoas.

FIG 1 

 

Innervazione
Il muscolo ileopsoas riceve la sua innervazione da rami muscolari del plesso lombare e dal nervo femorale con radici L1-L4.RAPPORTI ANATOMICI
Il m. grande psoas trae rapporti con

    •    l’arco diaframmatico mediale,

    •    con il rene,

    •    l’uretere,

    •    i vasi renali,

    •    il colon ascendente a destra,

    •    il colon discendente a sinistra.

    •    Ospita il nervo femorale.

Il m. iliaco trae rapporti con

    •    il cieco,

    •    l’appendice a destra

    •    e con il colon iliaco a sinistra.

 

FIG.2

Rapporti con la fasca Iliaca
Davanti al muscolo ileopsoas si estende una delle più importanti fasce: la fascia lombo-iliaca.
• Questa fascia occupa trasversalmente tutta la larghezza della fossa iliaca e si estende in altezza dall’inserzione superiore del muscolo grande psoas all’inserzione trocanterica dello stesso muscolo. In sintesi essa si inserisce su tutto il contorno del muscolo ileopsoas.
• La fascia iliaca ha rapporti con: tutte le vertebre lombari, con la base del sacro, con la base superiore della piccola pelvi, con l’aponeurosi del muscolo quadrato dei lombi, con il legamento ileo-lombare e con la cresta iliaca (labbro mediale), con il muscolo grande psoas, a livello dell’arcata fibrosa del grande psoas ( a sua volta in rapporti con il diaframma), con il legamento inguinale, al di sotto del legamento inguinale (limite di confine tra il bacino e la coscia) la fascia iliaca accompagna la porzione extra pelvica del muscolo ileopsoas.
La fascia iliaca si continua nella coscia.

    •    Con la fascia femorale che discende con il muscolo sartorio.

    •    Con la fascia del muscolo pettineo

La condizione di sofferenza o le patologie a carico del muscolo ileo/psoas possono determinare svariati segni clinici, sintomatologie prossime allo stesso distretto ma anche localizzate a distanza. Oltre alla valutazione delle componenti muscoloscheletriche e alle note interazioni tra psoas, la colonna lombare ed il muscolo diaframma, ci sembra interessante il contributo osteopatico che allarga la prospettiva in merito all’ ileopsoas, considerando l’interazione con strutture adiacenti ed in particolar modo le possibili

    •    implicazioni di strutture nervose, quali:
il n. femoro cutaneo
il n. genitocrurale
il n. otturatorio
il n. crurale, con interessamento dermatomerico
corrispondente.

    •    implicazioni della catena simpatica addominale, la quale appoggia sull-aponevrosi dello psoas. Lo psoas iliaco puo influenzare il sistema simpatico, cosi come subisce gli effetti di qualsiasi influenza avente una componente simpatico tonica.
La sintomatologia si spiega sia con la possibilita’ di contatto diretto tra i gangli della catena laterovertebrale e lo psoas, sia per intermediazione del circolo vascolare arterioso ortosimpatico

    •    implicazioni con il sistema viscerale
Reni la fascia retrorenale riveste il muscolo quadrato dei lombi e successivamente lo psoas, per fissarsi a livello vertebrale
Uretere, fegato, duodeno, colon ascendente, cieco, colon discendente e appendice vermiforme hanno rapporti diretti con la fascia iliaca o con il muscolo ileopsoas.

 

FIG.3 

A proposito delle interazioni con il sistema viscerale
Il muscolo psoas e le articolazioni sacro-iliache sono soggette a frequenti fissazioni, soprattutto perché questo muscolo è innervato da plessi nervosi lombari che servono anche la maggior parte degli organi addominali.
Secondo Barral (Manipolazione Viscerale, 1998), spesso il muscolo psoas subisce uno spasmo in pazienti affetti da problemi gastro-esofagei, in parte perchè i suoi legamenti scambiano fibre con il diaframma, e anche perché i nervi simpatici che lo attraversano possono subire delle irritazioni

Sempre secondo Barral, la condizione di ptosi renale si potrebbe accompagnare ad una implicazione del nervo femorale. Dal punto di vista della disfunzione il muscolo psoas agisce da binario lungo il quale il rene scorre in senso caudale. In questo caso si può determinare un quadro clinico cosi descritto --una ipersensibilità della coscia omolaterale accompagnata da dolore al ginocchio senza traumi pregressi in quella sede. Il dolore capsulare interno aumenta flettendo l’articolazione, tanto che lo stare in ginocchio o accovacciati sono posizioni mal tollerate.
Il dolore al ginocchio porta ad uno spasmo che tende a portare la parte inferiore della gamba in rotazione esterna, con un cambiamento di asse dell’arto inferiore, provocando così dolori articolari che si manifestano alla caviglia e al piede e problemi di natura meccanica, anche se sono di origine viscerale (Barral, op cit).

Bibliografia
1) Testut Latarjet– "Anatomia Umana" , UTET To 1972
2) J.P. Barral – "Manipolazione viscerale" (vol 1 e 2) , Castello Editore- Mi 1998
Sobotta – Atlante di anatomia.

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