Istituto superiore di biomeccanica neuro mio fasciale | AIFIMM Provider ECM n 1701 – Provider CPD n 21418

corso radicolopatie e scoliosi: valutazione e trattamento colonna vertebrale

deviazioni laterali e rotatorie nel piano frontale: analisi biomeccanica muscolo-scheletrica

Destinatari
Fisioterapisti; medici; osteopati; massofisioterapisti; TO; TNPEE; studenti 3° anno CdL Fisioterapia.

Durata
6 giornate in presenza (48 ore - equamente distribuite tra teoria e pratica)

Crediti
50 ECM · 48 CPD internazionali

Docenti
dott. Mauro Lastrico · dott.ssa Laura Manni

Costo totale
€ 700 (IVA esente · AIFiMM Provider ECM)

Una commissione indipendente di professionisti sanitari (CPD Certification Service, UK) ha valutato in modo approfondito i contenuti formativi: struttura didattica, coerenza metodologica, solidità teorica e rigore scientifico del modello biomeccanico insegnato.

Il corso è stato certificato dal CPD Certification Service con la seguente motivazione:

"Corso in presenza che fornisce formazione clinica avanzata nell’analisi biomeccanica e nel trattamento delle alterazioni spinali nei piani frontale e rotatorio, utilizzando un modello interpretativo basato sulla fisica.

La colonna è descritta come un sistema composto da quattro curve muscolarmente indipendenti, ciascuna governata da specifiche dominanze vettoriali laterali e rotatorie.

Questo schema sostiene la diagnosi differenziale tra curve primarie e compensatorie, con applicazione clinica diretta nella scoliosi.

L’intervento terapeutico è orientato alla riduzione della Forza Resistente mediante contrazioni isometriche al massimo allungamento fisiologico o relativo.

Il corso integra trattamento analitico curve-specifico e controllo sistemico per favorire decisioni cliniche coerenti e riproducibili."

Cosa porta al tuo CV — e perché conta anche se lavori in Italia

Il CPD (Continuing Professional Development) è il sistema con cui il Regno Unito e i principali contesti sanitari europei e internazionali certificano la qualità della formazione continua.

Verifica cosa viene insegnato, su quali basi scientifiche e con quale rigore metodologico.

Una commissione indipendente di professionisti sanitari (CPD Certification Service, UK) ha analizzato in dettaglio i contenuti formativi AIFiMM:
struttura didattica, coerenza del modello biomeccanico, solidità dei presupposti teorici, corrispondenza tra quanto dichiarato e quanto effettivamente insegnato in aula.

Questo significa che il tuo attestato certifica che i contenuti che hai studiato sono stati valutati e approvati secondo standard scientifici internazionali.

Cosa significa concretamente per te

Un CV con certificazione CPD documenta una formazione sottoposta a controllo scientifico indipendente — un livello di validazione che va oltre l'autocertificazione dell'ente formatore.

Questo ha peso in qualunque contesto professionale:
nella libera professione, in strutture sanitarie, in collaborazioni interdisciplinari e se pensi di lavorare all'estero o in ambito internazionale.

In un contesto formativo sempre più ampio, la possibilità di documentare una formazione valutata secondo criteri internazionali rappresenta un elemento distintivo reale.

Il corso adotta un modello clinico fondato su leggi fisiche applicate, utilizzato come strumento interpretativo per la lettura delle patologie muscolo-scheletriche della colonna vertebrale nel piano frontale e rotatorio.

All’interno di questo quadro, le patologie vertebrali vengono interpretate come esiti prevedibili di configurazioni di forza, determinate da dominanze vettoriali muscolari che agiscono in senso laterale e rotatorio, modificando l’assetto del rachide, la distribuzione dei carichi e le relazioni tra colonna e bacino.

Nel piano frontale e rotatorio, le patologie radicolari possono essere sostenute da rotazioni vertebrali e asimmetrie laterali.

Le rotazioni determinano modificazioni geometriche che alterano i rapporti tra vertebre e radici nervose, generando quadri compressivi che richiedono un approccio specifico, differente rispetto alle compressioni discali del piano sagittale.

Il modello interpretativo è fondato su principi fisici applicati al sistema muscolo-scheletrico e consente una lettura differenziata di scoliosi, asimmetrie vertebrali, rotazioni e patologie radicolari attraverso l'analisi vettoriale delle dominanze muscolari.

Il modello interpretativo è indipendente dalla tecnica: si basa su principi meccanici verificabili e condivisibili, applicabili alla colonna vertebrale lungo l’intero asse cranio-sacrale e trasferibili a differenti quadri clinici, inclusi quelli complessi.

Nel piano frontale la colonna si comporta come un sistema composto da unità di deformazione muscolarmente indipendenti, governate da dominanze specifiche e da relazioni di compenso tra i diversi tratti.

Questa impostazione introduce una diagnostica differenziale basata sull’identificazione delle curve sostenute da trazione muscolare diretta rispetto a quelle che rappresentano risultanti meccaniche di compenso.

Per l’intervento terapeutico, il corso utilizza una strategia applicativa derivata dal Metodo Mézières, basata sull’esecuzione di contrazioni isometriche in massimo allungamento.

Questa modalità di lavoro consente di agire in modo mirato sulle componenti connettivali e fasciali dei muscoli in accorciamento, responsabili delle dominanze vettoriali laterali e rotatorie che sostengono le deviazioni vertebrali e i quadri radicolari associati.

La riduzione della tensione residua di queste componenti consente di modificare le risultanti di forza, migliorare la distribuzione dei carichi laterali e rotatori e creare le condizioni meccaniche necessarie per un riequilibrio più stabile dell’assetto vertebrale.

L’analisi biomeccanica della colonna vertebrale nel piano frontale e rotatorio utilizza una suddivisione funzionale fondata sull’osservazione delle inserzioni muscolari e delle linee di forza che agiscono lateralmente e in rotazione lungo l’asse vertebrale.

Nel piano frontale, le inserzioni muscolari organizzano il rachide in quattro curve funzionalmente distinte, ciascuna sostenuta da dominanze muscolari specifiche e caratterizzata da un comportamento meccanico relativamente autonomo.

Queste curve rappresentano unità di deformazione riconoscibili, mantenute da trazioni muscolari dirette oppure da risultanti meccaniche di compenso, e richiedono una valutazione differenziata.

In base a questa organizzazione, la colonna vertebrale viene analizzata come un sistema composto da quattro curve muscolarmente indipendenti, ciascuna caratterizzata da:

  • una specifica origine meccanica

  • dominanze vettoriali proprie

  • modalità di risposta al trattamento differenti

Questa impostazione consente una lettura clinica articolata delle deviazioni frontali e rotatorie, fondata sull’identificazione delle curve primarie e dei meccanismi compensatori associati.

La suddivisione in quattro curve muscolarmente indipendenti permette di:

  • interpretare le deviazioni frontali e rotatorie come espressione di trazioni muscolari selettive;

  • comprendere la diversa risposta clinica di configurazioni morfologicamente simili;

  • orientare il trattamento in funzione dell’origine meccanica di ciascuna curva.

Ogni curva viene valutata in relazione alla propria funzione all’interno dell’equilibrio complessivo della colonna vertebrale.
L’identificazione delle curve che svolgono un ruolo primario e di quelle che partecipano all’adattamento del sistema guida la scelta delle strategie terapeutiche più coerenti.

Questa suddivisione costituisce la base per l’analisi clinica delle patologie vertebrali nel piano frontale e rotatorio e prepara l’applicazione dei principi biomeccanici ai quadri scoliotici.

L’indipendenza funzionale delle quattro curve nel piano frontale e rotatorio deriva dalla specificità delle inserzioni muscolari e dalla direzione delle linee di forza che agiscono sui diversi tratti della colonna vertebrale.

Ogni curva è sostenuta da gruppi muscolari con inserzioni prevalenti su segmenti differenti e con vettori orientati secondo direzioni laterali e rotatorie proprie.
Questa organizzazione determina unità di trazione selettive, capaci di modificare localmente l’assetto vertebrale senza coinvolgere in modo uniforme l’intero rachide.

Le curve mantengono quindi una relativa autonomia meccanica, pur restando integrate all’interno di un sistema continuo.
Le modificazioni indotte in un tratto possono generare adattamenti compensatori negli altri, senza annullare la specificità della curva originaria.

Dal punto di vista clinico, questa indipendenza spiega perché:

  • una variazione di ampiezza o direzione in una curva possa coesistere con stabilità apparente delle altre;

  • interventi applicati in modo uniforme producano risposte differenti a seconda della curva coinvolta;

  • la riduzione di una dominanza locale richieda un controllo sistemico per garantire l’equilibrio complessivo.

La lettura biomeccanica delle quattro curve consente quindi di distinguere tra trazioni muscolari primarie, responsabili della deformazione locale, e adattamenti secondari, che contribuiscono alla stabilità del sistema nel suo insieme.

Questo razionale rappresenta il presupposto per una diagnostica differenziale accurata delle deviazioni frontali e rotatorie e costituisce la base per l’applicazione clinica del modello nei quadri complessi, inclusa la scoliosi.

Nel modello proposto, la scoliosi viene interpretata come configurazione tridimensionale risultante dall’interazione tra dominanze vettoriali muscolari, adattamenti segmentari e meccanismi di compenso lungo l’asse cranio-sacrale.

La presenza di una deviazione laterale associata a rotazione vertebrale non rappresenta un’entità clinica omogenea, ma l’espressione di equilibri meccanici differenti, che richiedono una lettura diagnostica articolata.

L’analisi delle quattro curve muscolarmente indipendenti consente di scomporre il quadro scoliotico in unità funzionali distinte, identificando per ciascuna:

  • il ruolo delle trazioni muscolari dirette;

  • la presenza di adattamenti compensatori necessari alla stabilità del sistema;

  • la relazione tra deformazione locale e distribuzione globale dei carichi.

Questa impostazione permette di distinguere curve sostenute da dominanze muscolari primarie, responsabili della deviazione e della rotazione vertebrale, da curve che partecipano alla configurazione scoliotica come risultanti meccaniche di compenso.

Dal punto di vista clinico, tale distinzione orienta la scelta terapeutica:
l’intervento viene indirizzato verso le curve che rappresentano il motore biomeccanico del quadro, mantenendo il controllo delle curve che svolgono una funzione di equilibrio sistemico.

La scoliosi viene quindi letta come assetto dinamico, mantenuto da equilibri di forza coerenti con le leggi fisiche che regolano il comportamento del sistema muscolo-scheletrico.
La stabilità apparente della deformazione riflette la stabilità delle dominanze che la sostengono.

All’interno di questo modello, l’obiettivo del trattamento è modificazione delle condizioni meccaniche che ne permettono il mantenimento nel tempo.
La riduzione delle resistenze generate dai muscoli in accorciamento consente di alterare le risultanti vettoriali laterali e rotatorie, creando le condizioni per un riequilibrio più funzionale del sistema.

L’approccio clinico richiede quindi una valutazione continua degli effetti locali e sistemici dell’intervento, affinché la riduzione di una dominanza primaria non determini un sovraccarico compensatorio su altre curve.

Questa lettura biomeccanica della scoliosi consente di superare una classificazione puramente descrittiva e di orientare l’intervento secondo criteri coerenti con il comportamento fisico del rachide.

Nel modello proposto, le deviazioni della colonna vertebrale nel piano frontale e rotatorio rappresentano l’espressione osservabile di equilibri vettoriali specifici, determinati dalle dominanze muscolari che agiscono lateralmente e in rotazione lungo l’asse cranio-sacrale.

La valutazione clinica non si concentra sulla sola descrizione della deviazione, ma sull’identificazione delle configurazioni di forza che ne determinano l’assetto e la stabilità nel tempo.

Le quattro curve muscolarmente indipendenti si organizzano come unità funzionali integrate: ciascuna risponde a dominanze proprie, mentre il sistema nel suo insieme mantiene l’equilibrio attraverso adattamenti compensatori coerenti con le leggi fisiche che regolano il comportamento dei vettori muscolari.

Le configurazioni frontali e rotatorie assumono quindi forme prevedibili, perché la colonna vertebrale si adatta in modo coerente alle risultanti di forza laterali e rotatorie e alle resistenze interne del sistema.

Questa coerenza consente di interpretare i quadri clinici e radiografici come esiti geometrici di equilibri meccanici specifici, orientando l’analisi verso l’individuazione delle curve primarie e dei meccanismi di compenso che ne garantiscono la stabilità.

Nel modello proposto, l’efficienza muscolare dipende dal rapporto tra Forza Lavoro e Forza Resistente, determinato dalle condizioni meccaniche interne del muscolo.

I muscoli in accorciamento che agiscono lateralmente e in rotazione esprimono una ridotta efficienza funzionale: una parte dell’energia sviluppata dalle fibre contrattili viene assorbita dalle resistenze interne prima di tradursi in un movimento utile per l’equilibrio vertebrale.

L’accorciamento delle componenti connettivali trasforma questi muscoli in sistemi ad elevata resistenza meccanica, capaci di mantenere nel tempo trazioni laterali e rotatorie persistenti, responsabili della stabilità apparente delle curve.

Le componenti connettivali presentano un comportamento plastico: la deformazione dipende dall’intensità della forza applicata e dal tempo di applicazione e può assumere carattere parzialmente residuo.

Questo comportamento determina due conseguenze cliniche principali.

In statica, i muscoli in accorciamento esercitano trazioni persistenti anche a riposo, contribuendo al mantenimento delle deviazioni laterali, delle rotazioni vertebrali e delle asimmetrie di carico.

In dinamica, l’aumento della Forza Resistente interferisce con il movimento, riduce l’efficienza meccanica e favorisce l’emergere di strategie compensatorie che coinvolgono altre curve e altri distretti.

L’intervento terapeutico è orientato alla riduzione della Forza Resistente, condizione necessaria per rendere disponibile la Forza Lavoro già presente nel sistema.

Questo principio costituisce il razionale dell’utilizzo delle contrazioni isometriche eseguite in massimo allungamento, secondo il Metodo Mézières.

Durante una contrazione isometrica in massimo allungamento:

  • le componenti contrattili si accorciano attivamente;

  • la contrazione genera una trazione sulle componenti connettivali già in tensione;

  • le componenti connettivali subiscono una deformazione in allungamento che, in funzione di forza e tempo, può assumere carattere residuo.

Quando la contrazione viene eseguita al di sotto del massimo allungamento disponibile, la sollecitazione meccanica si concentra sulle componenti connettivali in senso compressivo, favorendo un ulteriore incremento della Forza Resistente e la stabilizzazione della deviazione.

Questo meccanismo chiarisce perché interventi corretti dal punto di vista esecutivo possano produrre effetti transitori: il trattamento risulta meccanicamente incoerente con la configurazione del muscolo e non determina una reale riduzione delle resistenze che sostengono le curve.

Il trattamento delle patologie vertebrali nel piano frontale e rotatorio richiede l’integrazione di due livelli di lettura complementari: analitico e sistemico.

Il lavoro analitico è orientato all’individuazione dei muscoli in accorciamento responsabili delle dominanze vettoriali laterali e rotatorie che sostengono le singole curve.
L’intervento su queste strutture è tecnicamente definito e riproducibile e ha l’obiettivo di ridurre le resistenze meccaniche che mantengono la deviazione locale.

Ogni curva muscolarmente indipendente rappresenta un’unità funzionale specifica.
La riduzione della tensione in una singola curva modifica la distribuzione delle forze sull’intero asse cranio-sacrale, generando adattamenti nelle altre curve che partecipano all’equilibrio del sistema.

Il controllo sistemico consente di monitorare queste redistribuzioni di tensione durante il trattamento, mantenendo la coerenza meccanica dell’intervento ed evitando che la riduzione locale della Forza Resistente venga compensata da un aumento delle trazioni in altre curve.

Un intervento rivolto esclusivamente alla curva trattata può produrre un miglioramento locale; un intervento rivolto esclusivamente al sistema può aumentare la disponibilità globale senza incidere sulle dominanze responsabili della deformazione.
L’efficacia clinica emerge dall’integrazione continua dei due livelli.

Il lavoro analitico modifica l’equilibrio locale.
Il controllo sistemico consente al sistema di stabilizzare la modifica senza generare nuovi compensi.

Questa doppia logica guida la scelta delle curve da trattare, la sequenza dell’intervento e la verifica della coerenza meccanica del risultato, in particolare nei quadri scoliotici complessi.

Al termine del corso avrai acquisito competenze avanzate di analisi e trattamento biomeccanico della colonna vertebrale nel piano frontale e rotatorio, secondo il modello analitico e sistemico AIFiMM.


ANALISI

Interpretare la colonna vertebrale come sistema muscolo-scheletrico tridimensionale
— Inquadrare le deviazioni frontali e rotatorie come espressione di dominanze vettoriali laterali integrate lungo l’asse cranio-sacrale.

Analizzare la suddivisione in quattro curve muscolarmente indipendenti
— Riconoscere le unità funzionali della deformazione frontale e comprenderne l’autonomia meccanica relativa.

Analizzare le dominanze vettoriali laterali e rotatorie
— Correlare le trazioni muscolari selettive alle deviazioni vertebrali e alle rotazioni associate.

Distinguere curve primarie e curve compensatorie
— Effettuare una diagnostica differenziale tra curve sostenute da dominanze muscolari dirette e curve che partecipano all’equilibrio del sistema.

Interpretare la scoliosi come configurazione biomeccanica risultante
— Leggere il quadro scoliotico come esito di equilibri di forza specifici tra curve muscolarmente indipendenti.

Integrare statica e dinamica nella lettura clinica
— Valutare l’azione della Forza Resistente in statica sul mantenimento delle deviazioni e in dinamica sull’efficienza del movimento.


TRATTAMENTO

Applicare le contrazioni isometriche in massimo allungamento
— Eseguire la tecnica in modo coerente con il comportamento plastico delle componenti connettivali coinvolte nelle trazioni laterali e rotatorie.

Valutare il rapporto tra Forza Resistente e Forza Lavoro
— Interpretare l’efficienza muscolare reale in relazione alle resistenze interne che sostengono le curve.

Integrare logica analitica e controllo sistemico
— Trattare le curve responsabili delle dominanze mantenendo il controllo delle redistribuzioni di tensione sull’intero sistema.

Riconoscere e prevenire i compensi in peggioramento
— Individuare gli adattamenti sistemici che stabilizzano la deformazione e modulare l’intervento in tempo reale.

Orientare il trattamento nei quadri scoliotici
— Intervenire sulle curve che rappresentano il motore biomeccanico della scoliosi, preservando l’equilibrio globale del sistema.

Verificare l’efficacia clinica del trattamento
— Valutare la stabilità del risultato attraverso quattro criteri di verifica:

  • miglioramento dell’assetto frontale e rotatorio

  • riduzione delle trazioni laterali e delle rotazioni vertebrali

  • diminuzione complessiva della tensione muscolare

  • maggiore efficienza del movimento e dell’equilibrio posturale

I contenuti teorici del corso sono approfonditi negli articoli scientifici con PDF scaricabile:
Colonna vertebrale nel piano frontale e rotatorio – Parte I Principi biomeccanici, metodologia di analisi e lettura delle asimmetrie
Colonna vertebrale nel piano frontale e rotatorio – Parte II Scoliosi: interpretazione biomeccanica e applicazione dei principi vettoriali

- Fisioterapisti

- Medici

- Osteopati

- Massofisioterapisti

- Durata: 6 giorni in presenza – 48 ore

- Costo: 700 euro (in qualità di Proveder ECM n. 1701 il corso è in esenzione IVA)

- Crediti ECM: 50

Mauro LastricoLaura Manni

Fisioterapisti e docenti AIFiMM, con esperienza clinica e didattica nell’applicazione del modello biomeccanico analitico e sistemico derivato dal Metodo Mézières.

Il corso declina questo impianto clinico sulla colonna vertebrale nel piano frontale e rotatorio, mantenendo continuità metodologica, coerenza di analisi e criteri terapeutici condivisi, con particolare attenzione alla diagnostica differenziale delle quattro curve muscolarmente indipendenti e alle applicazioni cliniche nella scoliosi.

Su cosa si basa il modello di analisi della colonna nel piano frontale insegnato in questo corso? Su un modello clinico fondato su leggi fisiche applicate al sistema muscolo-scheletrico. Le deviazioni laterali, le rotazioni vertebrali e le radicolopatie vengono interpretate come esiti prevedibili di configurazioni di forza generate da dominanze vettoriali muscolari che agiscono in senso laterale e rotatorio lungo l'asse cranio-sacrale. Il modello consente di identificare quali muscoli in accorciamento determinano le deviazioni e le rotazioni, distinguendo curve primarie da adattamenti compensatori.

Che cosa sono le quattro curve muscolarmente indipendenti? Nel piano frontale, le inserzioni muscolari organizzano il rachide in quattro unità funzionali distinte, ciascuna sostenuta da dominanze muscolari proprie e con un comportamento meccanico relativamente autonomo. Ogni curva può essere sostenuta da trazioni muscolari dirette oppure rappresentare una risultante meccanica di compenso. Questa suddivisione spiega perché configurazioni morfologicamente simili rispondano in modo diverso al trattamento e consente di individuare le curve che rappresentano il motore biomeccanico della deformazione.

Come viene interpretata la scoliosi in questo modello? Come configurazione tridimensionale risultante dall'interazione tra dominanze vettoriali muscolari, adattamenti segmentari e meccanismi di compenso tra le quattro curve. La scoliosi non viene considerata un'entità clinica omogenea ma l'espressione di equilibri meccanici differenti. Il modello consente di scomporre il quadro scoliotico identificando quali curve sono sostenute da dominanze primarie e quali partecipano come compenso, orientando il trattamento verso il motore biomeccanico del quadro anziché verso la deviazione nel suo insieme.

Come si distinguono curve primarie e curve compensatorie? Attraverso la diagnostica differenziale basata sull'analisi delle dominanze vettoriali di ciascuna delle quattro curve. Le curve primarie sono sostenute da trazioni muscolari dirette — accorciamenti specifici che generano la deviazione laterale e la rotazione. Le curve compensatorie rappresentano risultanti meccaniche necessarie alla stabilità del sistema. Trattare una curva compensatoria come se fosse primaria produce effetti transitori o peggioramenti, perché non si agisce sulla causa meccanica che sostiene il quadro.

Il corso tratta anche le radicolopatie? Sì. Le rotazioni vertebrali determinano modificazioni geometriche che alterano i rapporti tra vertebre e radici nervose, generando quadri compressivi specifici. Il modello insegna a distinguere le radicolopatie sostenute da rotazioni vertebrali nel piano frontale da quelle generate da compressioni discali nel piano sagittale, poiché richiedono approcci terapeutici differenti.

Che relazione c'è tra questo corso e quello sul rachide nel piano sagittale? Sono complementari. Il corso sul piano sagittale analizza le alterazioni delle curve lordotiche e cifotiche, le compressioni discali e la suddivisione mio-funzionale in tre unità. Questo corso analizza le deviazioni laterali, le rotazioni e la scoliosi attraverso la suddivisione in quattro curve muscolarmente indipendenti. Insieme coprono l'analisi tridimensionale completa della colonna vertebrale. Ciascun corso è autonomo e frequentabile indipendentemente dall'altro.

Il corso ha una validazione scientifica esterna? Sì. Il corso è stato certificato dal CPD Certification Service (UK) con 48 crediti CPD internazionali, dopo valutazione indipendente di struttura didattica, coerenza del modello biomeccanico e solidità scientifica. Il corso rilascia inoltre 50 crediti ECM (AIFiMM Provider ECM n. 1701). La doppia certificazione ECM e CPD internazionale è un elemento distintivo dell'offerta formativa AIFiMM.

Che cos'è il modello FR–FL applicato al piano frontale e rotatorio? Forza Resistente (FR) è la quota di forza che il muscolo impiega per vincere la propria rigidità interna dovuta all'accorciamento connettivale. Forza Lavoro (FL) è la quota realmente disponibile per produrre movimento utile. Nel piano frontale, l'aumento della FR nei muscoli con azione laterale e rotatoria mantiene le deviazioni e le rotazioni vertebrali anche a riposo. Il trattamento mira a ridurre la FR attraverso contrazioni isometriche in massimo allungamento. Il corso spiega perché contrazioni eseguite al di sotto del massimo allungamento possono stabilizzare la deviazione anziché ridurla.

Il corso è solo teorico o include pratica clinica? Le 48 ore sono equamente distribuite tra teoria e pratica. Ogni principio biomeccanico viene tradotto in valutazione clinica e intervento terapeutico: diagnostica differenziale delle quattro curve, identificazione di curve primarie e compensatorie, trattamento curve-specifico con contrazioni isometriche in massimo allungamento, integrazione tra lavoro analitico e controllo sistemico. L'efficacia viene verificata secondo quattro criteri simultanei: miglioramento dell'assetto frontale e rotatorio, riduzione delle trazioni laterali e delle rotazioni, diminuzione della tensione complessiva, maggiore efficienza del movimento.

Serve aver frequentato il corso Mézières o il corso sul piano sagittale per iscriversi? No. Il corso è autonomo e accessibile a fisioterapisti, medici, osteopati e massofisioterapisti senza prerequisiti formativi specifici. I principi di biomeccanica vettoriale, la suddivisione in quattro curve e la meccanica FR–FL vengono introdotti e sviluppati all'interno del corso stesso.

Quanto costa e quali crediti rilascia? €700, in esenzione IVA (AIFiMM è Provider ECM n. 1701). Il corso rilascia 50 crediti ECM e 48 crediti CPD internazionali. Durata: 6 giornate in presenza, 48 ore.

Esistono pubblicazioni scientifiche a supporto dei contenuti? Sì. I contenuti teorici del corso sono approfonditi in due articoli scientifici pubblicati e disponibili con PDF scaricabile: "Colonna vertebrale nel piano frontale e rotatorio – Parte I: Principi biomeccanici, metodologia di analisi e lettura delle asimmetrie" e "Colonna vertebrale nel piano frontale e rotatorio – Parte II: Scoliosi: interpretazione biomeccanica e applicazione dei principi vettoriali".

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Date e sedi disponibili:

AIFiMM Formazione Mezieres
PROVIDER ECM N 1701 – PROVIDER CPD N 21418

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