Istituto superiore di biomeccanica neuro mio fasciale | AIFIMM Provider ECM n 1701 – Provider CPD n 21418

corso lombalgia, cervicalgia e dorsalgia: valutazione e trattamento della colonna vertebrale

Iperlordosi, cifosi e compressioni discali nel piano sagittale: analisi biomeccanica muscolo-scheletrica

Destinatari
Fisioterapisti; medici; osteopati; massofisioterapisti; TO; TNPEE; studenti 3° anno CdL Fisioterapia.

Durata
4 giornate in presenza (32 ore - equamente distribuite tra teoria e pratica)

Crediti
41,6 ECM · 32 CPD internazionali

Docenti
dott. Mauro Lastrico · dott.ssa Laura Manni

Costo totale
€ 500 (IVA esente · AIFiMM Provider ECM)

Una commissione indipendente di professionisti sanitari (CPD Certification Service, UK) ha valutato in modo approfondito i contenuti formativi: struttura didattica, coerenza metodologica, solidità teorica e rigore scientifico del modello biomeccanico insegnato.

Il corso è stato certificato dal CPD Certification Service con la seguente motivazione:

"Corso in presenza che fornisce formazione clinica avanzata nell’analisi biomeccanica e nel trattamento delle alterazioni del piano sagittale della colonna vertebrale, basato su un modello interpretativo guidato dalla fisica.

Le configurazioni sagittali vengono analizzate come esiti prevedibili della dominanza dei vettori muscolari lungo l’asse cranio-sacrale.

Le modificazioni delle curve fisiologiche, la compressione vertebrale e la rigidità spinale sono interpretate attraverso gli equilibri di forza e la resistenza meccanica interna.

L’intervento terapeutico è orientato alla riduzione della Forza Resistente mediante contrazioni isometriche eseguite al massimo allungamento fisiologico o relativo.

Il corso integra valutazione segmentale analitica e controllo sistemico per supportare decisioni cliniche coerenti e riproducibili."

Cosa porta al tuo CV — e perché conta anche se lavori in Italia

Il CPD (Continuing Professional Development) è il sistema con cui il Regno Unito e i principali contesti sanitari europei e internazionali certificano la qualità della formazione continua.

Verifica cosa viene insegnato, su quali basi scientifiche e con quale rigore metodologico.

Una commissione indipendente di professionisti sanitari (CPD Certification Service, UK) ha analizzato in dettaglio i contenuti formativi AIFiMM:
struttura didattica, coerenza del modello biomeccanico, solidità dei presupposti teorici, corrispondenza tra quanto dichiarato e quanto effettivamente insegnato in aula.

Questo significa che il tuo attestato certifica che i contenuti che hai studiato sono stati valutati e approvati secondo standard scientifici internazionali.

Cosa significa concretamente per te

Un CV con certificazione CPD documenta una formazione sottoposta a controllo scientifico indipendente — un livello di validazione che va oltre l'autocertificazione dell'ente formatore.

Questo ha peso in qualunque contesto professionale:
nella libera professione, in strutture sanitarie, in collaborazioni interdisciplinari e se pensi di lavorare all'estero o in ambito internazionale.

In un contesto formativo sempre più ampio, la possibilità di documentare una formazione valutata secondo criteri internazionali rappresenta un elemento distintivo reale.

Il corso adotta un modello clinico fondato su leggi fisiche applicate, utilizzato come strumento interpretativo per la lettura delle patologie muscolo-scheletriche della colonna vertebrale.

All’interno di questo quadro, le disfunzioni del rachide nel piano sagittale vengono interpretate come esiti prevedibili di configurazioni di forza, determinate da dominanze vettoriali muscolari che modificano le curve vertebrali, gli assetti segmentari e la distribuzione dei carichi compressivi.

Nel piano sagittale, le patologie vertebrali possono essere sostenute da alterazioni delle curve fisiologiche che determinano compressioni discali e sovraccarichi vertebrali.

Le modificazioni di lordosi e cifosi generano lombalgia, cervicalgia e dorsalgia attraverso l'aumento delle forze compressive sui dischi intervertebrali e sulle strutture vertebrali.

Il modello interpretativo è fondato su principi fisici applicati al sistema muscolo-scheletrico e consente una lettura differenziata attraverso l'analisi vettoriale delle dominanze muscolari che modificano le curve e la distribuzione dei carichi compressivi.

Il modello interpretativo è indipendente dalla tecnica: si basa su principi meccanici verificabili e condivisibili, applicabili alla colonna vertebrale in ogni contesto clinico e lungo l’intero asse cranio-sacrale.

Per l’intervento terapeutico, il corso utilizza una strategia applicativa derivata dal Metodo Mézières, basata sull’esecuzione di contrazioni isometriche in massimo allungamento.

Questa modalità di lavoro consente di agire in modo mirato sulle componenti connettivali e fasciali dei muscoli in accorciamento, responsabili delle alterazioni delle curve sagittali e delle compressioni vertebrali presenti già in condizioni di riposo.

La riduzione della tensione residua di queste componenti consente di diminuire le forze compressive, migliorare la distribuzione dei carichi lungo la colonna e rendere più efficienti i gradi di libertà del movimento vertebrale.

L’analisi biomeccanica della colonna vertebrale sul piano sagittale affianca alla suddivisione anatomica una suddivisione mio-funzionale, fondata sull’osservazione delle inserzioni muscolari che agiscono su cranio, rachide e bacino.

Le inserzioni muscolari non rispettano i confini vertebrali anatomici, ma creano unità funzionali continue che coinvolgono più segmenti, determinando configurazioni di forza coerenti e riconoscibili.

In base a questa organizzazione, la colonna vertebrale viene suddivisa in tre unità mio-funzionali:

  • Lordosi cranio-cervico-dorsale (C0–D3)

  • Cifosi dorsale (D4–D6)

  • Lordosi dorso-lombo-sacrale (D7–S1)

Questa suddivisione consente di analizzare in modo distrettuale le dominanze vettoriali muscolari, mantenendo la coerenza con il comportamento meccanico dell’intero sistema.


Razionale biomeccanico della suddivisione

La lordosi cranio-cervico-dorsale si estende muscolarmente oltre i limiti anatomici cervicali fino a D3.
Posteriormente, tale continuità è sostenuta da trapezi, elevatori della scapola e paravertebrali; anteriormente dai muscoli anteriori del collo, dagli scaleni e dagli sternocleidomastoidei.
La posizione anatomica dell’angolo supero-mediale della scapola a livello di D3 conferma questa unità funzionale.

La cifosi dorsale fisiologica, localizzata tra D4 e D6 con apice a D5, rappresenta una zona di transizione geometrica e biomeccanica.
Su questo breve tratto agiscono prevalentemente muscoli posteriori, in particolare romboidi e fasci medi e inferiori del trapezio, con un’azione dominante orientata alla diminuzione della cifosi.

La lordosi dorso-lombo-sacrale si estende funzionalmente da D7 al sacro.
Le inserzioni vertebrali del gran dorsale unificano questo tratto in un’unica unità funzionale, insieme a paravertebrali, quadrati dei lombi, diaframma e psoas.
Tutti questi muscoli agiscono come co-agonisti nell’aumento della lordosi e nell’antiversione del bacino.


Significato clinico della suddivisione

La suddivisione mio-funzionale consente di:

  • interpretare le variazioni delle curve sagittali come espressione di dominanze muscolari specifiche;

  • comprendere perché una modificazione locale possa produrre effetti a distanza;

  • mantenere una lettura distrettuale e sistemica della colonna vertebrale.

Ogni alterazione in una delle tre unità funzionali richiede adattamenti nelle altre per il mantenimento dell’equilibrio dei baricentri segmentari.
La suddivisione mio-funzionale rappresenta quindi la base per l’analisi clinica delle alterazioni sagittali e per la scelta delle strategie terapeutiche coerenti con il modello biomeccanico AIFiMM.

L’analisi della colonna vertebrale nel piano sagittale mette in evidenza come le principali configurazioni cliniche derivino da dominanze vettoriali muscolari riconoscibili, che agiscono lungo l’intero asse cranio-sacrale.

La suddivisione mio-funzionale in tre unità consente di isolare le risultanti meccaniche specifiche di ciascun tratto, mostrando al tempo stesso un principio comune:
i muscoli con linee di forza oblique, quando entrano in accorciamento bilaterale, sommano le loro componenti verticali, determinando:

  • aumento delle forze compressive sui dischi intervertebrali

  • irrigidimento della colonna vertebrale

  • modificazione dell’andamento delle curve sagittali

Nel tratto cranio-cervico-dorsale, la combinazione tra muscoli anteriori e posteriori modula la posizione del cranio e l’assetto della lordosi, con effetti diretti sulla distribuzione dei carichi vertebrali.

Nel tratto dorsale, la dominanza degli adduttori scapolari agisce sulla cifosi fisiologica ad apice D5, producendo configurazioni di rettilinizzazione o inversione di curva attraverso l’infossamento vertebrale.

Nel tratto dorso-lombo-sacrale, i muscoli con inserzione vertebrale agiscono come co-agonisti nell’aumento della lordosi e nell’antiversione del bacino, generando quadri di iperlordosi, verticalizzazione o rettificazione paradossale.

In tutti i distretti, le alterazioni osservabili rappresentano esiti geometrici delle risultanti di forza, non adattamenti casuali.
La colonna assume configurazioni prevedibili perché risponde in modo coerente alle leggi fisiche che regolano il comportamento dei vettori muscolari e delle resistenze interne.

Questa lettura consente di interpretare le immagini cliniche e radiografiche come espressione di equilibri meccanici specifici e di orientare il trattamento verso i muscoli responsabili delle dominanze che sostengono il quadro.

Nel modello proposto, le configurazioni sagittali della colonna vertebrale rappresentano l’espressione osservabile di equilibri vettoriali specifici, determinati dalle dominanze muscolari presenti lungo l’asse cranio-sacrale.

La valutazione clinica non si limita alla descrizione della forma della colonna, ma mira a individuare le configurazioni di forza che ne determinano l’assetto e la stabilità nel tempo.

Le alterazioni delle curve sagittali non sono quadri statici, ma assetti dinamici mantenuti dall’equilibrio tra forze muscolari e resistenze interne.
La colonna assume configurazioni prevedibili perché risponde in modo coerente alle leggi fisiche che regolano il comportamento dei vettori muscolari.

Questa coerenza consente di interpretare i quadri clinici e radiografici come esiti geometrici delle risultanti di forza, orientando l’analisi verso l’individuazione delle dominanze muscolari responsabili e dei meccanismi di compensazione sistemica che le sostengono.

Nel modello proposto, l’efficienza muscolare dipende dal rapporto tra Forza Lavoro e Forza Resistente, determinato dalle condizioni meccaniche interne del muscolo.

Un muscolo in accorciamento esprime una ridotta efficienza funzionale: parte dell’energia sviluppata dalle fibre contrattili viene assorbita dalle resistenze interne prima di tradursi in movimento utile.

L’accorciamento delle componenti connettivali trasforma il muscolo in un sistema ad elevata resistenza meccanica, paragonabile a un motore integro che lavora contro un freno parzialmente inserito.

Le componenti connettivali non presentano un comportamento puramente elastico, ma plastico: la deformazione dipende dall’intensità della forza applicata e dal tempo di applicazione e può assumere carattere parzialmente residuo.

Questo comportamento determina due conseguenze cliniche distinte.

In statica, il muscolo in accorciamento esercita una trazione persistente anche a riposo, contribuendo alla deformazione progressiva degli assetti articolari e alla modifica degli assi di carico.

In dinamica, l’aumento della Forza Resistente interferisce con il movimento, riduce l’efficienza meccanica, incrementa il dispendio energetico e favorisce l’emergere di strategie compensatorie.

L’intervento terapeutico è orientato alla riduzione della Forza Resistente, condizione necessaria per rendere disponibile la Forza Lavoro già presente nel sistema.

Questo principio costituisce il razionale dell’utilizzo delle contrazioni isometriche eseguite in massimo allungamento, secondo il Metodo Mézières.

Durante una contrazione isometrica in massimo allungamento:

  • le componenti contrattili si accorciano attivamente

  • la contrazione genera una trazione sulle componenti connettivali già in tensione

  • le componenti connettivali subiscono una deformazione in allungamento che, in funzione di forza e tempo, può assumere carattere residuo

Quando la contrazione viene eseguita al di sotto del massimo allungamento disponibile, la sollecitazione meccanica si concentra sulle componenti connettivali in senso compressivo, favorendo un ulteriore incremento della Forza Resistente.

Questo meccanismo chiarisce perché interventi tecnicamente corretti possano produrre effetti transitori: il trattamento risulta meccanicamente incoerente con la configurazione del muscolo e non determina una reale riduzione delle resistenze interne.

Il trattamento delle alterazioni sagittali della colonna vertebrale richiede l’integrazione di due livelli di lettura complementari: analitico e sistemico.

Il lavoro analitico è rivolto all’individuazione dei muscoli in accorciamento responsabili delle dominanze vettoriali che sostengono la configurazione sagittale osservata.
L’intervento su queste strutture è tecnicamente definito e riproducibile e ha l’obiettivo di ridurre le resistenze meccaniche che mantengono l’assetto alterato.

Tuttavia, ogni muscolo trattato appartiene a un sistema interdipendente.
La riduzione della tensione in una singola componente modifica la distribuzione delle forze lungo l’intero asse cranio-sacrale, attivando adattamenti che possono stabilizzare, modulare o compensare l’effetto locale.

Il controllo sistemico consente di monitorare queste redistribuzioni di tensione durante il trattamento, evitando che la riduzione locale della Forza Resistente venga neutralizzata da un aumento della tensione in altri distretti.

Un intervento esclusivamente locale può produrre un miglioramento transitorio; un intervento esclusivamente globale può aumentare la disponibilità del sistema senza incidere sulla causa meccanica specifica.
L’efficacia clinica emerge dall’integrazione continua dei due livelli.

Il lavoro analitico modifica il sistema.
Il controllo sistemico consente al sistema di stabilizzare la modifica.

Questa doppia logica costituisce il criterio operativo che guida la scelta dei muscoli da trattare, la sequenza dell’intervento e la verifica della coerenza meccanica del risultato.

Al termine del corso avrai acquisito competenze avanzate di analisi e trattamento biomeccanico della colonna vertebrale nel piano sagittale, secondo il modello analitico e sistemico AIFiMM.


ANALISI

Interpretare la colonna vertebrale come sistema mio-funzionale interdipendente
— Inquadrare la colonna come asse cranio-sacrale governato da dominanze vettoriali muscolari e da adattamenti compensatori sistemici.

Analizzare la suddivisione mio-funzionale della colonna vertebrale
— Distinguere lordosi cranio-cervico-dorsale, cifosi dorsale e lordosi dorso-lombo-sacrale come unità funzionali con specifiche risultanti meccaniche.

Analizzare le dominanze vettoriali nel piano sagittale
— Correlare le linee di forza muscolari alle configurazioni prevedibili delle curve vertebrali e agli assetti segmentari.

Interpretare le modificazioni delle curve sagittali come esiti geometrici delle forze
— Leggere iperlordosi, rettificazioni, ipocifosi e inversioni di curva come risultanti di equilibri vettoriali specifici.

Valutare il ruolo dei muscoli obliqui nelle compressioni vertebrali
— Comprendere come la somma delle componenti verticali dei vettori muscolari in accorciamento determini compressioni discali e irrigidimento della colonna.

Distinguere quadri morfologicamente simili sostenuti da dominanze differenti
— Riconoscere configurazioni cliniche sovrapponibili che richiedono strategie terapeutiche diverse.

Integrare statica e dinamica nella lettura clinica
— Valutare l’effetto della Forza Resistente in statica sugli assetti vertebrali e in dinamica sull’efficienza del movimento.


TRATTAMENTO

Applicare le contrazioni isometriche in massimo allungamento
— Eseguire la tecnica in modo coerente con il comportamento plastico delle componenti connettivali muscolari.

Valutare il rapporto tra Forza Resistente e Forza Lavoro
— Interpretare l’efficienza muscolare reale in relazione alle condizioni meccaniche interne del sistema.

Integrare logica analitica e controllo sistemico
— Trattare i muscoli responsabili delle dominanze mantenendo il controllo continuo delle redistribuzioni di tensione lungo l’asse cranio-sacrale.

Riconoscere e prevenire i compensi in peggioramento
— Individuare gli adattamenti sistemici che neutralizzano l’intervento locale e modulare il trattamento in tempo reale.

Orientare il trattamento alla riduzione delle compressioni vertebrali
— Agire sulle cause meccaniche che mantengono l’irrigidimento della colonna e la distribuzione non fisiologica dei carichi.

Verificare l’efficacia clinica del trattamento
— Valutare la stabilità del risultato attraverso quattro criteri di verifica:

  • miglioramento dell’assetto sagittale

  • riduzione delle sollecitazioni compressive

  • diminuzione complessiva della tensione muscolare

  • maggiore efficienza del movimento vertebrale


I contenuti teorici del corso sono approfonditi negli articoli scientifici con PDF scaricabile:
Colonna vertebrale nel piano sagittale – Parte I Fondamenti biomeccanici e organizzazione cranio-cervico-dorsale
Colonna vertebrale nel piano sagittale – Parte II Cifosi dorsale, lordosi dorso-lombo-sacrale e compensi sistemici

- Fisioterapisti

- Medici

- Osteopati

- Massofisioterapisti

- Durata: 4 giorni in presenza – 32 ore

- Costo: 500 euro (in qualità di Proveder ECM n. 1701 il corso è in esenzione IVA)

- Crediti ECM: 41,6

- Crediti CPD internazionali: 32

Dott. Mauro Lastrico – Dott.ssa Laura Manni

Fisioterapisti e docenti AIFiMM, con esperienza clinica e didattica nell’applicazione del modello biomeccanico analitico e sistemico derivato dal Metodo Mézières.

Il corso declina questo impianto clinico sulla colonna vertebrale nel piano sagittale, mantenendo continuità metodologica, coerenza di analisi e criteri terapeutici condivisi.

Su cosa si basa il modello di analisi della colonna vertebrale insegnato in questo corso? Su un modello clinico fondato su leggi fisiche applicate al sistema muscolo-scheletrico. Le alterazioni delle curve sagittali — iperlordosi, rettificazioni, ipocifosi, inversioni di curva — vengono interpretate come esiti prevedibili di configurazioni di forza generate da dominanze vettoriali muscolari lungo l'asse cranio-sacrale. Il modello consente di identificare quali muscoli in accorciamento determinano le modificazioni delle curve e le compressioni discali, distinguendo cause primarie da adattamenti compensatori.

Che cos'è la suddivisione mio-funzionale della colonna vertebrale? È una suddivisione basata sulle inserzioni muscolari anziché sui confini vertebrali anatomici. La colonna viene organizzata in tre unità funzionali: lordosi cranio-cervico-dorsale (C0–D3), cifosi dorsale (D4–D6) e lordosi dorso-lombo-sacrale (D7–S1). Ogni unità è governata da specifiche dominanze muscolari con risultanti meccaniche proprie. Questa lettura spiega perché una modificazione in un tratto produce effetti a distanza e consente di orientare il trattamento verso i muscoli effettivamente responsabili della configurazione osservata.

Come vengono spiegate le compressioni discali in questo modello? Attraverso un principio fisico: i muscoli con linee di forza oblique, quando entrano in accorciamento bilaterale, sommano le loro componenti verticali. Questa sommatoria genera forze compressive sui dischi intervertebrali e irrigidimento della colonna. La compressione discale non è quindi un fenomeno generico legato al carico gravitario, ma l'esito misurabile dell'accorciamento di muscoli specifici le cui componenti verticali si sommano lungo l'asse vertebrale.

Il corso copre lombalgia, cervicalgia e dorsalgia? Sì. Le tre sindromi dolorose vengono analizzate all'interno delle rispettive unità mio-funzionali: la cervicalgia nel tratto cranio-cervico-dorsale, la dorsalgia nel tratto cifotico D4–D6, la lombalgia nel tratto dorso-lombo-sacrale. Il modello mostra come quadri morfologicamente simili possano essere sostenuti da dominanze muscolari differenti, richiedendo strategie terapeutiche diverse. La diagnostica differenziale è parte integrante del corso.

Il corso ha una validazione scientifica esterna? Sì. Il corso è stato certificato dal CPD Certification Service (UK) con 32 crediti CPD internazionali, dopo valutazione indipendente di struttura didattica, coerenza del modello biomeccanico e solidità scientifica dei presupposti teorici. Il corso rilascia inoltre 41,6 crediti ECM (AIFiMM Provider ECM n. 1701). La doppia certificazione ECM e CPD internazionale è un elemento distintivo dell'offerta formativa AIFiMM.

Che cos'è il modello FR–FL applicato alla colonna vertebrale? Forza Resistente (FR) è la quota di forza che il muscolo impiega per vincere la propria rigidità interna dovuta all'accorciamento connettivale. Forza Lavoro (FL) è la quota realmente disponibile per produrre movimento utile. Nella colonna vertebrale, l'aumento della FR nei muscoli con inserzione vertebrale mantiene le alterazioni delle curve sagittali e le compressioni discali anche a riposo. Il trattamento mira a ridurre la FR attraverso contrazioni isometriche in massimo allungamento. Il corso spiega perché contrazioni eseguite al di sotto del massimo allungamento possono aumentare la FR anziché ridurla, producendo effetti transitori.

Come si distinguono quadri clinici simili con cause diverse? Il modello insegna a riconoscere che configurazioni morfologicamente sovrapponibili — ad esempio due rettificazioni lombari — possono derivare da dominanze muscolari differenti e richiedere trattamenti opposti. La suddivisione mio-funzionale e l'analisi vettoriale consentono di identificare le specifiche risultanti di forza responsabili di ciascun quadro, evitando approcci standardizzati basati sulla sola descrizione della forma della colonna.

Il corso è solo teorico o include pratica clinica? Le 32 ore sono equamente distribuite tra teoria e pratica. Ogni principio biomeccanico viene tradotto in valutazione clinica e intervento terapeutico: analisi delle dominanze per unità mio-funzionale, valutazione segmentale analitica, contrazioni isometriche in massimo allungamento, integrazione tra lavoro analitico e controllo sistemico lungo l'asse cranio-sacrale. L'efficacia viene verificata secondo quattro criteri simultanei: miglioramento dell'assetto sagittale, riduzione delle sollecitazioni compressive, diminuzione della tensione complessiva, maggiore efficienza del movimento vertebrale.

Serve aver frequentato il corso Mézières AIFiMM per iscriversi? No. Il corso è autonomo e accessibile a fisioterapisti, medici, osteopati e massofisioterapisti senza prerequisiti formativi specifici. I principi di biomeccanica vettoriale, la suddivisione mio-funzionale e la meccanica FR–FL vengono introdotti e sviluppati all'interno del corso stesso.

Quanto costa e quali crediti rilascia? €500, in esenzione IVA (AIFiMM è Provider ECM n. 1701). Il corso rilascia 41,6 crediti ECM e 32 crediti CPD internazionali. Durata: 4 giornate in presenza, 32 ore.

Esistono pubblicazioni scientifiche a supporto dei contenuti? Sì. I contenuti teorici del corso sono approfonditi in due articoli scientifici pubblicati e disponibili con PDF scaricabile: "Colonna vertebrale nel piano sagittale – Parte I: Fondamenti biomeccanici e organizzazione cranio-cervico-dorsale" e "Colonna vertebrale nel piano sagittale – Parte II: Cifosi dorsale, lordosi dorso-lombo-sacrale e compensi sistemici".

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Date e sedi disponibili:

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