Il corso adotta un modello clinico fondato su leggi fisiche applicate, utilizzato come strumento interpretativo per la lettura delle patologie muscolo-scheletriche della colonna vertebrale.
All’interno di questo quadro, le disfunzioni del rachide nel piano sagittale vengono interpretate come esiti prevedibili di configurazioni di forza, determinate da dominanze vettoriali muscolari che modificano le curve vertebrali, gli assetti segmentari e la distribuzione dei carichi compressivi.
Il modello interpretativo è indipendente dalla tecnica: si basa su principi meccanici verificabili e condivisibili, applicabili alla colonna vertebrale in ogni contesto clinico e lungo l’intero asse cranio-sacrale.
Per l’intervento terapeutico, il corso utilizza una strategia applicativa derivata dal Metodo Mézières, basata sull’esecuzione di contrazioni isometriche in massimo allungamento.
Questa modalità di lavoro consente di agire in modo mirato sulle componenti connettivali e fasciali dei muscoli in accorciamento, responsabili delle alterazioni delle curve sagittali e delle compressioni vertebrali presenti già in condizioni di riposo.
La riduzione della tensione residua di queste componenti consente di diminuire le forze compressive, migliorare la distribuzione dei carichi lungo la colonna e rendere più efficienti i gradi di libertà del movimento vertebrale.
L’analisi biomeccanica della colonna vertebrale sul piano sagittale affianca alla suddivisione anatomica una suddivisione mio-funzionale, fondata sull’osservazione delle inserzioni muscolari che agiscono su cranio, rachide e bacino.
Le inserzioni muscolari non rispettano i confini vertebrali anatomici, ma creano unità funzionali continue che coinvolgono più segmenti, determinando configurazioni di forza coerenti e riconoscibili.
In base a questa organizzazione, la colonna vertebrale viene suddivisa in tre unità mio-funzionali:
Lordosi cranio-cervico-dorsale (C0–D3)
Cifosi dorsale (D4–D6)
Lordosi dorso-lombo-sacrale (D7–S1)
Questa suddivisione consente di analizzare in modo distrettuale le dominanze vettoriali muscolari, mantenendo la coerenza con il comportamento meccanico dell’intero sistema.
Razionale biomeccanico della suddivisione
La lordosi cranio-cervico-dorsale si estende muscolarmente oltre i limiti anatomici cervicali fino a D3.
Posteriormente, tale continuità è sostenuta da trapezi, elevatori della scapola e paravertebrali; anteriormente dai muscoli anteriori del collo, dagli scaleni e dagli sternocleidomastoidei.
La posizione anatomica dell’angolo supero-mediale della scapola a livello di D3 conferma questa unità funzionale.
La cifosi dorsale fisiologica, localizzata tra D4 e D6 con apice a D5, rappresenta una zona di transizione geometrica e biomeccanica.
Su questo breve tratto agiscono prevalentemente muscoli posteriori, in particolare romboidi e fasci medi e inferiori del trapezio, con un’azione dominante orientata alla diminuzione della cifosi.
La lordosi dorso-lombo-sacrale si estende funzionalmente da D7 al sacro.
Le inserzioni vertebrali del gran dorsale unificano questo tratto in un’unica unità funzionale, insieme a paravertebrali, quadrati dei lombi, diaframma e psoas.
Tutti questi muscoli agiscono come co-agonisti nell’aumento della lordosi e nell’antiversione del bacino.
Significato clinico della suddivisione
La suddivisione mio-funzionale consente di:
interpretare le variazioni delle curve sagittali come espressione di dominanze muscolari specifiche;
comprendere perché una modificazione locale possa produrre effetti a distanza;
mantenere una lettura distrettuale e sistemica della colonna vertebrale.
Ogni alterazione in una delle tre unità funzionali richiede adattamenti nelle altre per il mantenimento dell’equilibrio dei baricentri segmentari.
La suddivisione mio-funzionale rappresenta quindi la base per l’analisi clinica delle alterazioni sagittali e per la scelta delle strategie terapeutiche coerenti con il modello biomeccanico AIFiMM.
L’analisi della colonna vertebrale nel piano sagittale mette in evidenza come le principali configurazioni cliniche derivino da dominanze vettoriali muscolari riconoscibili, che agiscono lungo l’intero asse cranio-sacrale.
La suddivisione mio-funzionale in tre unità consente di isolare le risultanti meccaniche specifiche di ciascun tratto, mostrando al tempo stesso un principio comune:
i muscoli con linee di forza oblique, quando entrano in accorciamento bilaterale, sommano le loro componenti verticali, determinando:
aumento delle forze compressive sui dischi intervertebrali
irrigidimento della colonna vertebrale
modificazione dell’andamento delle curve sagittali
Nel tratto cranio-cervico-dorsale, la combinazione tra muscoli anteriori e posteriori modula la posizione del cranio e l’assetto della lordosi, con effetti diretti sulla distribuzione dei carichi vertebrali.
Nel tratto dorsale, la dominanza degli adduttori scapolari agisce sulla cifosi fisiologica ad apice D5, producendo configurazioni di rettilinizzazione o inversione di curva attraverso l’infossamento vertebrale.
Nel tratto dorso-lombo-sacrale, i muscoli con inserzione vertebrale agiscono come co-agonisti nell’aumento della lordosi e nell’antiversione del bacino, generando quadri di iperlordosi, verticalizzazione o rettificazione paradossale.
In tutti i distretti, le alterazioni osservabili rappresentano esiti geometrici delle risultanti di forza, non adattamenti casuali.
La colonna assume configurazioni prevedibili perché risponde in modo coerente alle leggi fisiche che regolano il comportamento dei vettori muscolari e delle resistenze interne.
Questa lettura consente di interpretare le immagini cliniche e radiografiche come espressione di equilibri meccanici specifici e di orientare il trattamento verso i muscoli responsabili delle dominanze che sostengono il quadro.
Nel modello proposto, le configurazioni sagittali della colonna vertebrale rappresentano l’espressione osservabile di equilibri vettoriali specifici, determinati dalle dominanze muscolari presenti lungo l’asse cranio-sacrale.
La valutazione clinica non si limita alla descrizione della forma della colonna, ma mira a individuare le configurazioni di forza che ne determinano l’assetto e la stabilità nel tempo.
Le alterazioni delle curve sagittali non sono quadri statici, ma assetti dinamici mantenuti dall’equilibrio tra forze muscolari e resistenze interne.
La colonna assume configurazioni prevedibili perché risponde in modo coerente alle leggi fisiche che regolano il comportamento dei vettori muscolari.
Questa coerenza consente di interpretare i quadri clinici e radiografici come esiti geometrici delle risultanti di forza, orientando l’analisi verso l’individuazione delle dominanze muscolari responsabili e dei meccanismi di compensazione sistemica che le sostengono.
Nel modello proposto, l’efficienza muscolare dipende dal rapporto tra Forza Lavoro e Forza Resistente, determinato dalle condizioni meccaniche interne del muscolo.
Un muscolo in accorciamento esprime una ridotta efficienza funzionale: parte dell’energia sviluppata dalle fibre contrattili viene assorbita dalle resistenze interne prima di tradursi in movimento utile.
L’accorciamento delle componenti connettivali trasforma il muscolo in un sistema ad elevata resistenza meccanica, paragonabile a un motore integro che lavora contro un freno parzialmente inserito.
Le componenti connettivali non presentano un comportamento puramente elastico, ma plastico: la deformazione dipende dall’intensità della forza applicata e dal tempo di applicazione e può assumere carattere parzialmente residuo.
Questo comportamento determina due conseguenze cliniche distinte.
In statica, il muscolo in accorciamento esercita una trazione persistente anche a riposo, contribuendo alla deformazione progressiva degli assetti articolari e alla modifica degli assi di carico.
In dinamica, l’aumento della Forza Resistente interferisce con il movimento, riduce l’efficienza meccanica, incrementa il dispendio energetico e favorisce l’emergere di strategie compensatorie.
L’intervento terapeutico è orientato alla riduzione della Forza Resistente, condizione necessaria per rendere disponibile la Forza Lavoro già presente nel sistema.
Questo principio costituisce il razionale dell’utilizzo delle contrazioni isometriche eseguite in massimo allungamento, secondo il Metodo Mézières.
Durante una contrazione isometrica in massimo allungamento:
le componenti contrattili si accorciano attivamente
la contrazione genera una trazione sulle componenti connettivali già in tensione
le componenti connettivali subiscono una deformazione in allungamento che, in funzione di forza e tempo, può assumere carattere residuo
Quando la contrazione viene eseguita al di sotto del massimo allungamento disponibile, la sollecitazione meccanica si concentra sulle componenti connettivali in senso compressivo, favorendo un ulteriore incremento della Forza Resistente.
Questo meccanismo chiarisce perché interventi tecnicamente corretti possano produrre effetti transitori: il trattamento risulta meccanicamente incoerente con la configurazione del muscolo e non determina una reale riduzione delle resistenze interne.
Il trattamento delle alterazioni sagittali della colonna vertebrale richiede l’integrazione di due livelli di lettura complementari: analitico e sistemico.
Il lavoro analitico è rivolto all’individuazione dei muscoli in accorciamento responsabili delle dominanze vettoriali che sostengono la configurazione sagittale osservata.
L’intervento su queste strutture è tecnicamente definito e riproducibile e ha l’obiettivo di ridurre le resistenze meccaniche che mantengono l’assetto alterato.
Tuttavia, ogni muscolo trattato appartiene a un sistema interdipendente.
La riduzione della tensione in una singola componente modifica la distribuzione delle forze lungo l’intero asse cranio-sacrale, attivando adattamenti che possono stabilizzare, modulare o compensare l’effetto locale.
Il controllo sistemico consente di monitorare queste redistribuzioni di tensione durante il trattamento, evitando che la riduzione locale della Forza Resistente venga neutralizzata da un aumento della tensione in altri distretti.
Un intervento esclusivamente locale può produrre un miglioramento transitorio; un intervento esclusivamente globale può aumentare la disponibilità del sistema senza incidere sulla causa meccanica specifica.
L’efficacia clinica emerge dall’integrazione continua dei due livelli.
Il lavoro analitico modifica il sistema.
Il controllo sistemico consente al sistema di stabilizzare la modifica.
Questa doppia logica costituisce il criterio operativo che guida la scelta dei muscoli da trattare, la sequenza dell’intervento e la verifica della coerenza meccanica del risultato.
Al termine del corso avrai acquisito competenze avanzate di analisi e trattamento biomeccanico della colonna vertebrale nel piano sagittale, secondo il modello analitico e sistemico AIFiMM.
Interpretare la colonna vertebrale come sistema mio-funzionale interdipendente
— Inquadrare la colonna come asse cranio-sacrale governato da dominanze vettoriali muscolari e da adattamenti compensatori sistemici.
Analizzare la suddivisione mio-funzionale della colonna vertebrale
— Distinguere lordosi cranio-cervico-dorsale, cifosi dorsale e lordosi dorso-lombo-sacrale come unità funzionali con specifiche risultanti meccaniche.
Analizzare le dominanze vettoriali nel piano sagittale
— Correlare le linee di forza muscolari alle configurazioni prevedibili delle curve vertebrali e agli assetti segmentari.
Interpretare le modificazioni delle curve sagittali come esiti geometrici delle forze
— Leggere iperlordosi, rettificazioni, ipocifosi e inversioni di curva come risultanti di equilibri vettoriali specifici.
Valutare il ruolo dei muscoli obliqui nelle compressioni vertebrali
— Comprendere come la somma delle componenti verticali dei vettori muscolari in accorciamento determini compressioni discali e irrigidimento della colonna.
Distinguere quadri morfologicamente simili sostenuti da dominanze differenti
— Riconoscere configurazioni cliniche sovrapponibili che richiedono strategie terapeutiche diverse.
Integrare statica e dinamica nella lettura clinica
— Valutare l’effetto della Forza Resistente in statica sugli assetti vertebrali e in dinamica sull’efficienza del movimento.
Applicare le contrazioni isometriche in massimo allungamento
— Eseguire la tecnica in modo coerente con il comportamento plastico delle componenti connettivali muscolari.
Valutare il rapporto tra Forza Resistente e Forza Lavoro
— Interpretare l’efficienza muscolare reale in relazione alle condizioni meccaniche interne del sistema.
Integrare logica analitica e controllo sistemico
— Trattare i muscoli responsabili delle dominanze mantenendo il controllo continuo delle redistribuzioni di tensione lungo l’asse cranio-sacrale.
Riconoscere e prevenire i compensi in peggioramento
— Individuare gli adattamenti sistemici che neutralizzano l’intervento locale e modulare il trattamento in tempo reale.
Orientare il trattamento alla riduzione delle compressioni vertebrali
— Agire sulle cause meccaniche che mantengono l’irrigidimento della colonna e la distribuzione non fisiologica dei carichi.
Verificare l’efficacia clinica del trattamento
— Valutare la stabilità del risultato attraverso quattro criteri di verifica:
miglioramento dell’assetto sagittale
riduzione delle sollecitazioni compressive
diminuzione complessiva della tensione muscolare
maggiore efficienza del movimento vertebrale
I contenuti teorici del corso sono approfonditi negli articoli scientifici con PDF scaricabile:
Colonna vertebrale nel piano sagittale – Parte I Fondamenti biomeccanici e organizzazione cranio-cervico-dorsale
Colonna vertebrale nel piano sagittale – Parte II Cifosi dorsale, lordosi dorso-lombo-sacrale e compensi sistemici
- Fisioterapisti
- Medici
- Osteopati
- Massofisioterapisti
- Durata: 4 giorni in presenza – 32 ore
- Costo: 500 euro (in qualità di Proveder ECM n. 1701 il corso è in esenzione IVA)
- Crediti ECM: 41,6
Dott. Mauro Lastrico – Dott.ssa Laura Manni
Fisioterapisti e docenti AIFiMM, con esperienza clinica e didattica nell’applicazione del modello biomeccanico analitico e sistemico derivato dal Metodo Mézières.
Il corso declina questo impianto clinico sulla colonna vertebrale nel piano sagittale, mantenendo continuità metodologica, coerenza di analisi e criteri terapeutici condivisi.
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