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corso biomeccanica muscolo-scheletrica dell'arto inferiore

analisi vettoriale e trattamento causale delle patologie di anca, ginocchio e piede

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Il modello clinico del corso

Il corso adotta un modello clinico fondato su leggi fisiche applicate, utilizzato come strumento interpretativo per la lettura delle patologie muscolo-scheletriche.

All’interno di questo quadro, le patologie dell’arto inferiore vengono interpretate come esiti prevedibili di configurazioni di forza, determinate da dominanze vettoriali muscolari che modificano gli assetti articolari e la distribuzione dei carichi.

Il modello interpretativo è indipendente dalla tecnica: si basa su principi meccanici verificabili e condivisibili, applicabili a ogni distretto e a ogni contesto clinico.

Per l’intervento terapeutico, il corso utilizza una strategia applicativa derivata dal Metodo Mézières, basata sull’esecuzione di contrazioni isometriche in massimo allungamento.

Questa modalità di lavoro consente di agire in modo mirato sulle componenti connettivali e fasciali dei muscoli in accorciamento, responsabili dei disassiamenti articolari presenti già in condizioni di riposo.

La riduzione della tensione residua di queste componenti consente di ridurre i conflitti endo-articolari, migliorare la centratura in carico e rendere più efficienti le strategie di appoggio e locomozione.

L’arto inferiore come sistema integrato a dominanze differenziate

L’arto inferiore si configura come un sistema biomeccanico integrato, condizionato dalle relazioni sovraordinate del rachide dorso-lombo-sacrale e governato dall’azione di vettori muscolari lunghi che attraversano simultaneamente più articolazioni.

All’interno di questo sistema, anca e ginocchio condividono le stesse dominanze vettoriali, poiché sono attraversati dagli stessi vettori lunghi e organizzati lungo l’asse femorale.
Le variazioni assiali del femore si esprimono quindi in modo coerente su entrambe le articolazioni, modificandone simultaneamente gli assetti meccanici e le linee di carico.

I muscoli monoarticolari dell’anca svolgono prevalentemente una funzione di stabilizzazione endo-articolare. In presenza di disassamenti femorali, questi muscoli entrano in sovraccarico adattativo come conseguenza della perdita di centratura articolare, contribuendo al contenimento della disfunzione più che alla sua genesi.

Il piede rappresenta invece un sottosistema con dominanze proprie, caratterizzato da vincoli strutturali specifici e da strategie adattative prevalentemente orientate al sostegno in carico.
Le sue configurazioni non costituiscono una semplice prosecuzione delle dominanze prossimali, ma interagiscono con esse modulandone gli effetti lungo la catena.

In condizioni di carico, il piede assume il ruolo di punto fisso, vincolando l’espressione delle linee di forza e trasferendo le risultanti meccaniche verso ginocchio, femore, bacino e rachide dorso-lombo-sacrale, secondo modalità che dipendono dalle proprie dominanze strutturali.

L’analisi clinica richiede quindi:

  • una lettura congiunta delle dominanze che coinvolgono anca e ginocchio

  • una valutazione specifica delle configurazioni del piede

  • l’integrazione dei due livelli all’interno del contesto di carico

per identificare correttamente l’origine del disassamento e orientare l’intervento terapeutico.

Anca e ginocchio: dominanze vettoriali condivise e asse femorale

Nell’arto inferiore, anca e ginocchio costituiscono un’unità funzionale governata dalle stesse dominanze vettoriali, poiché sono attraversati dai medesimi vettori muscolari lunghi e organizzati lungo l’asse femorale.

Le alterazioni biomeccaniche non si distribuiscono in modo sequenziale da un’articolazione all’altra, ma si esprimono simultaneamente sull’articolazione coxo-femorale e sul ginocchio attraverso le variazioni dell’orientamento assiale del femore.

Ogni modifica dell’asse femorale determina infatti:

  • una variazione della relazione tra testa del femore e acetabolo, con perdita di centratura endo-articolare

  • una modifica delle linee di carico e dell’assetto meccanico del ginocchio

In questo contesto, i muscoli mono-articolari dell’anca svolgono prevalentemente una funzione di stabilizzazione adattativa.
Il loro sovraccarico rappresenta l’esito della necessità di contenere un disassamento già presente, più che l’origine primaria della disfunzione.

La lettura clinica focalizzata esclusivamente su anca o ginocchio, considerate come distretti indipendenti, risulta quindi parziale.
L’interpretazione efficace richiede di riconoscere l’asse femorale come elemento centrale di trasmissione delle dominanze vettoriali, responsabile della coerenza delle configurazioni osservate sui due distretti.

Questa impostazione consente di superare una visione distrettuale del sintomo e di orientare l’analisi verso le cause meccaniche comuni, che si esprimono con modalità differenti a livello articolare ma condividono la stessa origine vettoriale.

Configurazioni prevedibili in carico: rotazioni e strategie adattative

Nell’arto inferiore, le configurazioni rotatorie derivano dalle dominanze in accorciamento dei vettori muscolari lunghi, in particolare degli ischio-crurali e degli adduttori, che orientano l’asse femorale secondo risultanti prevedibili.

Queste dominanze determinano una tendenza primaria all’intrarotazione del femore, che si esprime simultaneamente sull’articolazione coxo-femorale e sul ginocchio attraverso la variazione dell’asse femorale.

In condizioni di carico, la presenza di un vincolo distale modifica l’espressione funzionale di queste dominanze.
Il piede, agendo come punto fisso, non genera la rotazione, ma ne condiziona la modalità di manifestazione, trasferendo le risultanti meccaniche verso ginocchio, femore e bacino.

In questo contesto, una configurazione frequentemente osservata è caratterizzata da:

  • intrarotazione dell’asse femorale

  • iperestensione del ginocchio

L’iperestensione rappresenta una strategia adattativa di stabilizzazione, che consente al sistema di sostenere il carico in presenza di una dominanza rotatoria non compensata.

Con il progredire dell’adattamento, la persistenza della dominanza vettoriale può indurre ulteriori strategie compensatorie, tra cui:

  • flessione del ginocchio

  • extrarotazione dell’arto inferiore

Queste configurazioni non indicano un cambiamento della causa primaria, ma diverse modalità di adattamento alla stessa dominanza vettoriale, orientate alla redistribuzione del carico e al mantenimento della funzione.

La lettura clinica richiede quindi di distinguere tra:

  • dominanza vettoriale primaria

  • modalità di espressione in carico

  • strategie compensatorie evolutive

evitando interpretazioni causali basate esclusivamente sul distretto di osservazione.

Piano frontale: varo e valgo come espressione di dominanze muscolari specifiche

Nel modello biomeccanico dell’arto inferiore, le deviazioni in varo e valgo del ginocchio, in assenza di alterazioni scheletriche congenite o acquisite, derivano dall’accorciamento di specifici gruppi muscolari che agiscono secondo vettori riconoscibili sul piano frontale.

Il varo e il valgo rappresentano quindi disassiamenti meccanici reali, prodotti da dominanze muscolari in accorciamento, e non semplici adattamenti secondari o fenomeni posturali aspecifici.

Valgismo: vettori prossimali e distali in carico

In condizioni di carico, il valgismo del ginocchio è determinato dall’azione combinata di vettori che originano:

  • dal bacino

  • dal piede, quando questo è punto fisso

I principali muscoli coinvolti sono:

  • Adduttori
    L’accorciamento degli adduttori adduce la porzione distale del femore, creando una coppia di forze che determina il valgismo del ginocchio e, simultaneamente, destabilizza la relazione testa del femore–acetabolo.
    Questa condizione attiva una risposta stabilizzante ad alta intensità dei muscoli mono-articolari dell’anca.

  • Tensore della fascia lata
    Con ginocchio in asse, il tensore contribuisce alla stabilizzazione latero-laterale del ginocchio in equilibrio con il gracile.
    Una volta instaurato il valgismo, il tensore inverte la propria funzione e concorre alla fissazione della deviazione, pur non rappresentandone la causa primaria.

  • Tricipite surale
    In carico, l’accorciamento del tricipite surale, forte supinatore del tallone, devia medialmente la porzione distale del femore, contribuendo alla valgizzazione del ginocchio.

  • Tibiale posteriore
    Con piede in appoggio, il suo accorciamento devia medialmente la porzione prossimale della tibia, rinforzando la configurazione in valgismo.

Il valgismo emerge quindi come risultante vettoriale di dominanze prossimali e distali, organizzate attorno al vincolo del carico.

Varismo: dominanza dei vettori distali

Il varismo del ginocchio, sempre in assenza di alterazioni scheletriche, è determinato prevalentemente dall’accorciamento di muscoli che originano dal piede quando questo è punto fisso:

  • Tibiale anteriore

  • Peronieri lungo e breve

Questi vettori, più lunghi ed efficienti sul piano meccanico rispetto agli abduttori mono-articolari dell’anca, agiscono deviando lateralmente l’asse femoro-tibiale.

I muscoli abduttori dell’anca, per caratteristiche anatomiche e per l’entità ridotta dell’accorciamento residuo possibile, hanno un ruolo marginale nella genesi del varismo, mentre risultano altamente efficaci nella stabilizzazione della testa del femore all’interno dell’acetabolo.

Il comportamento adattativo del gracile

Il gracile svolge un ruolo di modulazione analogo e complementare a quello del tensore della fascia lata.

  • Con ginocchio in asse, contribuisce alla stabilizzazione latero-laterale bilanciando l’azione del tensore.

  • In presenza di varismo, inverte la propria funzione e partecipa alla stabilizzazione della deviazione già instaurata.

Valutazione differenziale varo/valgo e interferenze rotatorie

Varo e valgo si esprimono sul piano frontale, mentre le rotazioni femorali possono amplificarne o ridurne l’apparente entità, senza rappresentarne la causa primaria.

La valutazione clinica richiede quindi una diagnostica differenziale che distingua:

  • disassamenti varo-valgici reali

  • interferenze dovute alle componenti rotatorie

Il test di derotazione consente di eliminare l’effetto mascherante della rotazione femorale, rivelando il reale rapporto tra i condili femorali e orientando l’interpretazione verso una dominanza:

  • prevalentemente rotatoria

  • prevalentemente varo-valgica

  • mista

Questa lettura evita errori interpretativi e consente di indirizzare il trattamento verso le componenti muscolari responsabili della configurazione osservata.

Il ruolo del piede: dominanze proprie e strategie di sostegno

Il piede rappresenta un sottosistema biomeccanico con dominanze vettoriali proprie, che interagisce con l’arto inferiore ma non ne replica automaticamente le configurazioni prossimali.
La sua funzione primaria è la gestione del carico, attraverso meccanismi di sostegno e adattamento che coinvolgono articolazioni, archi plantari e dita.

Articolazione tibio-tarsica: dominanza in flessione plantare e supinazione

Sull’articolazione tibio-tarsica, la risultante vettoriale complessiva è orientata in modo stabile verso la flessione plantare e la supinazione, sia per numero di muscoli agenti sia per forza lavoro e potenza esprimibile.

I flessori plantari e i supinatori risultano vettorialmente dominanti rispetto ai rispettivi antagonisti, rendendo queste direzioni biomeccanicamente prevalenti anche in condizioni di equilibrio apparente.

Quando tali muscoli entrano in accorciamento, la dominanza non può essere efficacemente bilanciata dai diretti antagonisti.
Per consentire l’appoggio della pianta del piede al suolo in stazione eretta, il sistema attiva strategie adattative sovraordinate, modificando la sequenza articolare femoro–tibio–peroneale.

In questi casi, l’appoggio plantare diventa possibile attraverso iperestensione associata a rotazione interna del ginocchio, configurazione che non rappresenta la causa primaria della disfunzione, ma una risposta adattativa alla dominanza distale.

Arco mediale plantare: un sistema a sommatoria di forze

L’arco mediale plantare presenta una peculiarità biomeccanica unica:
tutti i muscoli che vi agiscono contribuiscono al suo sostegno.

A differenza delle altre articolazioni, in cui forze antagoniste si bilanciano reciprocamente, sull’arco mediale le linee di forza muscolari sono tutte orientate nella stessa direzione, configurando un sistema a sommatoria vettoriale.

Questo comportamento risponde a un principio ingegneristico chiaro:
l’arco mediale è deputato a sostenere l’intero peso corporeo, che in stazione eretta si scarica in prossimità del suo apice.
La stabilità della volta plantare dipende quindi dalla tensione muscolo-legamentosa che agisce come un sistema di “tiranti” dinamici.

In assenza di patologie specifiche o deformazioni ossee rilevanti, il cedimento reale dell’arco mediale risulta poco probabile.
Più frequentemente, un’impronta plantare piatta è espressione di ipertrofia e ipertono dei muscoli plantari, come adattamento a problematiche localizzate a monte.

La valutazione clinica richiede quindi di distinguere tra:

  • vero piattismo, con cedimento strutturale della volta

  • impronta piatta adattativa, con arco osseo integro e muscolatura ipertrofica

Una correzione locale non contestualizzata di queste condizioni può indurre compensi in aggravamento in altri distretti del sistema.

Arco anteriore plantare: sostegno limitato e vulnerabilità meccanica

L’arco anteriore plantare presenta caratteristiche biomeccaniche differenti rispetto all’arco mediale.
Le basi dell’arco, rappresentate dal primo e dal quinto metatarso, sono sostenute quasi esclusivamente dalla porzione trasversa dell’adduttore dell’alluce.

Gli altri muscoli agiscono prevalentemente sulle dita.
Il loro accorciamento determina una risultante vettoriale caratterizzata da:

  • flessione dorsale della prima falange

  • flessione plantare della seconda e della terza

Questa configurazione produce una spinta meccanica che proietta i metatarsi verso il suolo.
Sotto carico, la forza complessiva del peso corporeo contribuisce all’infossamento delle teste metatarsali, mentre il sostegno fornito dall’adduttore dell’alluce risulta sottodominante.

Il risultato è il cedimento dell’arco anteriore, con allontanamento del primo e del quinto metatarso e ridistribuzione patologica del carico sull’avampiede.

Alluce: controllo latero-laterale e configurazione valga

La stabilità latero-laterale dell’alluce dipende dall’equilibrio tra i muscoli che agiscono sul primo metatarso e sulle falangi.
L’accorciamento sistemico di questi muscoli produce una risultante vettoriale che determina:

  • abduzione del primo metatarso

  • adduzione della falange distale

configurando il quadro di alluce valgo.

Il cedimento dell’arco anteriore accentua questa deviazione, motivo per cui i due quadri si presentano frequentemente in associazione.

In fase valutativa è essenziale distinguere se tale configurazione derivi:

  • da accorciamenti muscolari locali

  • dall’anteriorizzazione della forza complessiva applicata al baricentro corporeo

In quest’ultimo caso, la forza del carico supera la capacità di contenimento dell’adduttore dell’alluce, determinando l’appiattimento dell’arco e la ridistribuzione del carico su tutte le teste metatarsali.

Implicazioni cliniche

Il piede, pur essendo un sottosistema con dominanze proprie, interagisce costantemente con l’arto inferiore e con il sistema nel suo complesso.
L’apparente localizzazione distale di un problema può rappresentare una strategia adattativa a disfunzioni sovraordinate.

L’analisi vettoriale consente di distinguere:

  • alterazioni primarie del piede

  • adattamenti compensatori

  • interferenze generate da dominanze prossimali

orientando le scelte terapeutiche ed evitando interventi locali che potrebbero compromettere l’equilibrio globale del sistema.

Coerenza fisica del comportamento muscolo-scheletrico

Il comportamento biomeccanico dell’arto inferiore segue principi fisici coerenti e riproducibili lungo l’intera catena, indipendentemente dal distretto in cui si manifesta il sintomo.

Le configurazioni articolari osservabili derivano da dominanze vettoriali generate dagli accorciamenti muscolari e dall’interazione con i vincoli del carico.

I vettori lunghi, in particolare ischio-crurali, adduttori e muscoli bi-articolari, modificano simultaneamente più articolazioni: orientano l’asse femorale, alterano la relazione coxo-femorale e condizionano il comportamento del ginocchio. I muscoli mono-articolari dell’anca entrano quindi in sovraccarico come stabilizzatori ad alta intensità, con funzione di contenimento della perdita di centratura.

Lo stesso principio si applica al piede: le sue dominanze proprie modulano l’espressione delle risultanti in carico e contribuiscono alle strategie adattative dell’intero sistema.

Vettori, punti fissi e inversione di funzione

Un principio chiave della biomeccanica applicata è il ruolo del punto fisso. Quando un segmento diventa vincolo in carico, il vettore mantiene direzione e intensità e cambia l’effetto articolare in funzione della condizione di appoggio.

Questo criterio consente di interpretare in modo coerente:

  • l’inversione funzionale dei muscoli con il piede in appoggio

  • l’azione varizzante o valgizzante di vettori distali quando il piede diventa punto fisso

  • la comparsa di rotazioni e iperestensioni come strategie adattative in presenza di dominanze non bilanciate

Lettura integrata e criterio clinico

Anca e ginocchio esprimono lo stesso assetto vettoriale attraverso l’asse femorale. Il piede segue dominanze proprie e partecipa alla regolazione in carico. Il sintomo distale può rappresentare un’espressione locale, un compenso stabilizzante o un adattamento a dominanze sovraordinate.

La valutazione clinica utilizza quindi una lettura simultanea delle relazioni per distinguere:

  • configurazioni primarie

  • compensi stabilizzanti

  • adattamenti funzionali che preservano il carico a scapito dell’efficienza

Questa coerenza fisica rende possibile prevedere l’evoluzione della configurazione, orientare il trattamento sul vettore responsabile e verificare clinicamente la stabilità del risultato.

Implicazioni cliniche per il trattamento

Nel modello proposto, l’efficienza muscolare dipende dal rapporto tra Forza Lavoro e Forza Resistente, determinato dalle condizioni meccaniche interne del muscolo.

Un muscolo in accorciamento esprime una ridotta efficienza funzionale: parte dell’energia sviluppata dalle fibre contrattili viene assorbita dalle resistenze interne prima di tradursi in movimento utile.

L’accorciamento delle componenti connettivali trasforma il muscolo in un sistema ad elevata resistenza meccanica, paragonabile a un motore integro che lavora contro un freno parzialmente inserito.

Le componenti connettivali non presentano un comportamento puramente elastico, ma plastico: la deformazione dipende dall’intensità della forza applicata e dal tempo di applicazione, e può diventare parzialmente residua.

Questo comportamento determina due conseguenze cliniche distinte.

In statica, il muscolo in accorciamento esercita una trazione persistente anche a riposo, contribuendo alla deformazione progressiva degli assetti articolari e alla modifica degli assi di carico.

In dinamica, l’aumento della Forza Resistente interferisce con il movimento, riduce l’efficienza meccanica, incrementa il dispendio energetico e favorisce l’emergere di strategie compensatorie.

L’intervento terapeutico è orientato alla riduzione della Forza Resistente, condizione necessaria per rendere disponibile la Forza Lavoro già presente nel sistema.

Questo principio costituisce il razionale dell’utilizzo delle contrazioni isometriche eseguite in massimo allungamento, secondo il Metodo Mézières.

Durante una contrazione isometrica in massimo allungamento:

  • le componenti contrattili si accorciano attivamente

  • la contrazione genera una trazione sulle componenti connettivali già in tensione

  • le componenti connettivali subiscono una deformazione in allungamento che, in funzione di forza e tempo, può assumere carattere residuo

Quando la contrazione viene eseguita al di sotto del massimo allungamento disponibile, la sollecitazione meccanica si concentra sulle componenti connettivali in senso compressivo, favorendo un ulteriore incremento della Forza Resistente.

Questo meccanismo chiarisce perché interventi tecnicamente corretti possano produrre effetti transitori: il trattamento risulta meccanicamente incoerente con la configurazione del muscolo e non determina una reale riduzione delle resistenze interne.

La doppia logica: analitica e sistemica

Il modello proposto integra due livelli di lettura inseparabili: analitico e sistemico.
Separarli sul piano concettuale è utile per la comprensione, ma nella pratica clinica agiscono sempre in modo simultaneo.

La logica analitica

La logica analitica consente di identificare quali muscoli sono in accorciamento, quali vettori risultano dominanti e quale relazione articolare viene direttamente alterata.
È il livello che permette di:

  • riconoscere le dominanze vettoriali responsabili del disassamento

  • individuare il muscolo o il gruppo muscolare primariamente coinvolto

  • comprendere il meccanismo fisico che genera il conflitto articolare

Senza questa lettura, il trattamento perde specificità e rischia di agire su elementi secondari o adattativi.

La logica sistemica

La logica sistemica considera invece il modo in cui il sistema nel suo insieme reagisce alla modifica di una singola tensione.
Ogni intervento locale altera l’equilibrio globale delle forze e attiva adattamenti che possono:

  • favorire la stabilizzazione del risultato

  • neutralizzarlo

  • spostare il carico su altri distretti

Le co-contrazioni, le variazioni del tono paravertebrale, i cambiamenti nella distribuzione degli appoggi o nelle rotazioni degli arti rappresentano segnali clinici fondamentali di questa risposta sistemica.

Il rischio della lettura parziale

Un approccio esclusivamente analitico può essere tecnicamente corretto ma clinicamente inefficace:
il muscolo viene trattato, ma il sistema reagisce aumentando la tensione globale per mantenere la configurazione precedente.

Al contrario, un approccio esclusivamente sistemico può ridurre la sensazione di rigidità o migliorare il comfort generale, lasciando però invariata la causa meccanica responsabile del sintomo.

L’integrazione operativa

Il trattamento efficace nasce dall’integrazione continua dei due livelli:

  • il lavoro analitico individua e tratta il vettore responsabile

  • il controllo sistemico verifica che la riduzione della Forza Resistente non venga compensata altrove

L’intervento locale deve produrre una modifica dell’equilibrio complessivo, e il sistema deve consentire che tale modifica si stabilizzi.

Criterio di efficacia clinica

Un trattamento può essere considerato efficace solo quando, al termine della seduta, sono presenti simultaneamente:

  • miglioramento del problema locale

  • aumento dello spazio sistemico disponibile

  • riduzione complessiva della tensione muscolare

  • maggiore efficienza del movimento

L’assenza anche di uno solo di questi elementi indica che il sistema non ha realmente modificato la propria configurazione di equilibrio e tenderà a ritornare progressivamente alla condizione precedente.

Obiettivi formativi

Al termine del corso avrai acquisito competenze avanzate di analisi e trattamento biomeccanico dell’arto inferiore, secondo il modello analitico e sistemico AIFiMM.

ANALISI

Interpretare l’arto inferiore come sistema biomeccanico integrato
— Leggerai bacino, femore, ginocchio e piede come elementi interdipendenti, evitando interpretazioni segmentarie e riconoscendo il ruolo dei vettori lunghi nella determinazione simultanea delle configurazioni articolari.

Analizzare le dominanze vettoriali dei muscoli lunghi dell’arto inferiore
— Comprenderai come ischio-crurali e adduttori, attraverso i loro accorciamenti, determinino alterazioni assiali del femore con effetti concomitanti su articolazione coxo-femorale e ginocchio.

Valutare le alterazioni assiali del femore e le loro conseguenze articolari
— Riconoscerai come ogni variazione dell’asse femorale si ripercuota contemporaneamente su anca e ginocchio, con sovraccarico funzionale dei muscoli mono-articolari dell’anca a funzione stabilizzatrice.

Distinguere varismo e valgismo su base vettoriale muscolare
— Identificherai i muscoli responsabili dei disassiamenti sul piano frontale, distinguendo i quadri determinati da adduttori, tensore della fascia lata, tricipite surale, tibiale posteriore, tibiale anteriore e peronieri, evitando letture esclusivamente morfologiche.

Integrare l’analisi varo-valgo con la componente rotatoria
— Utilizzerai la derotazione femorale come strumento clinico per distinguere disassiamenti primari da quadri misti, riconoscendo il reale contributo delle componenti rotatorie.

Comprendere il ruolo stabilizzante dei muscoli mono-articolari dell’anca
— Interpreterài il sovraccarico di questi muscoli come conseguenza delle alterazioni assiali del femore, e non come causa primaria del disassamento.

Distinguere la logica anca-ginocchio da quella del piede
— Riconoscerai che anca e ginocchio condividono le stesse dominanze vettoriali dei muscoli lunghi, mentre il piede segue logiche biomeccaniche proprie, legate alle articolazioni tibio-tarsica e agli archi plantari.

Analizzare le dominanze vettoriali del piede
— Valuterai flessione plantare/dorsale e supinazione/pronazione della tibio-tarsica, il comportamento dell’arco mediale e dell’arco anteriore, distinguendo adattamenti locali da compensi sovraordinati.

Eseguire una valutazione differenziale del piede piatto e del piede cavo
— Saprai distinguere un reale cedimento strutturale della volta plantare da un’impronta piatta di origine adattiva, riconoscendo i compensi a monte lungo l’arto inferiore.


TRATTAMENTO

Applicare le contrazioni isometriche in massimo allungamento
— Eseguirai la tecnica in modo coerente con il comportamento plastico delle componenti connettivali muscolari, evitando posizioni che aumentano la Forza Resistente.

Valutare il rapporto tra Forza Resistente e Forza Lavoro
— Interpreterài l’efficienza muscolare reale distinguendo un muscolo accorciato e resistente da un muscolo realmente ipovalente.

Integrare trattamento analitico e controllo sistemico
— Tratterai i muscoli responsabili del disassamento mantenendo il controllo costante delle risposte dell’intero sistema, prevenendo compensi in aggravamento.

Trattare varismo e valgismo secondo una logica causale
— Interverrai sui muscoli vettorialmente responsabili del disassamento, evitando trattamenti sintomatici o correttivi non coerenti con la meccanica del sistema.

Integrare il trattamento del piede nel contesto dell’arto inferiore
— Eviterai interventi locali sul piede quando il quadro è sostenuto da dominanze prossimali, prevenendo compensi ascendenti o discendenti.

Verificare l’efficacia clinica del trattamento
— Valuterai la stabilità del risultato attraverso quattro criteri clinici:

  • miglioramento del problema locale

  • normalizzazione degli assi articolari

  • riduzione della tensione muscolare complessiva

  • maggiore efficienza del movimento

La presenza simultanea di questi elementi indicherà una reale modificazione dell’equilibrio biomeccanico del sistema e una maggiore stabilità del risultato nel tempo.

I contenuti teorici del corso sono approfonditi in due articoli scientifici con PDF scaricabile:
Arto inferiore – Parte I: Anca e ginocchio. Biomeccanica vettoriale e diagnostica differenziale
Arto inferiore – Parte II: Piede. Biomeccanica vettoriale, archi plantari e adattamenti sistemici

A chi è rivolto

- Fisioterapisti

- Medici

- Osteopati

- Podologi

- Massofisioterapisti

Durata, costo, ECM

- Durata: 4 giorni in presenza – 32 ore

- Costo: 500 euro (in qualità di Proveder ECM n. 1701 il corso è in esenzione IVA)

- Crediti ECM: 41,6

Docenti

Dott. Mauro Lastrico – Dott.ssa Laura Manni

Fisioterapisti e docenti AIFiMM, con esperienza clinica e didattica nell’applicazione del modello biomeccanico analitico e sistemico derivato dal Metodo Mézières.

Il corso declina questo impianto clinico sull’arto inferiore, mantenendo continuità metodologica, coerenza di analisi e criteri terapeutici condivisi.

Corsi disponibili

AIFiMM Formazione Mezieres

  • Via San Vincenzo 95/7, 16121 Genova
  • P. IVA / CF 01412130997
  • info@aifimm.it
  • (+39) 0105 761271
  • IBAN: IT95E0503401406000000001738

E.C.M.

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