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corso biomeccanica muscolo-scheletrica dell'arto superiore

Analisi vettoriale e trattamento causale delle patologie di spalla, gomito e mano. Le sei relazioni articolari della spalla come chiave interpretativa clinica

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Il modello clinico del corso

Il corso adotta un modello clinico fondato su leggi fisiche applicate, utilizzato come strumento interpretativo per la lettura delle patologie muscolo-scheletriche.

All’interno di questo quadro, le patologie dell’arto superiore vengono interpretate come esiti prevedibili di configurazioni di forza, determinate da dominanze vettoriali muscolari che modificano gli assetti articolari e la distribuzione dei carichi.

Il modello interpretativo è indipendente dalla tecnica: si basa su principi meccanici verificabili e condivisibili, applicabili a ogni distretto e a ogni contesto clinico.

Per l’intervento terapeutico, il corso utilizza una strategia applicativa derivata dal Metodo Mézières, basata sull’esecuzione di contrazioni isometriche in massimo allungamento.

Questa modalità di lavoro consente di agire in modo mirato sulle componenti connettivali e fasciali dei muscoli in accorciamento, responsabili dei disassiamenti articolari presenti già in condizioni di riposo.

La riduzione della tensione residua di queste componenti consente di ridurre i conflitti endo-articolari, ripristinare gradi di libertà articolare e migliorare l’efficienza del movimento.

L’arto superiore come sistema gerarchico di relazioni

L’arto superiore si organizza come un sistema biomeccanico gerarchico, in cui le articolazioni operano secondo livelli di complessità decrescente e sono condizionate dalle relazioni sovraordinate del rachide cervico-dorsale.

All’interno di questa gerarchia, la spalla rappresenta il principale centro di regolazione dell’arto superiore, integrando le informazioni meccaniche provenienti dalla colonna vertebrale e redistribuendole verso le articolazioni distali, che esprimono pattern funzionali progressivamente più semplici e prevedibili.

Il complesso della spalla è organizzato in sei relazioni articolari interdipendenti, che operano simultaneamente:

  • scapolo-omerale

  • scapolo-claveare

  • sterno-claveare

  • scapolo-tocacica

  • scapolo-vertebrale

  • scapolo-ioidea

Ogni alterazione dell’equilibrio muscolare in una di queste relazioni si propaga alle altre, determinando configurazioni scheletriche complesse che richiedono una lettura integrata.

L’analisi clinica richiede quindi di individuare quale combinazione di relazioni articolari sia coinvolta nel quadro specifico e quali dominanze muscolari, attraverso i loro accorciamenti selettivi, determinino la configurazione responsabile del sintomo o del conflitto.

Dominanze vettoriali e configurazioni prevedibili

L’analisi vettoriale delle forze agenti sull’arto superiore evidenzia come molte configurazioni cliniche derivino da asimmetrie strutturali nelle linee di forza muscolari, organizzate secondo dominanze stabili e riconoscibili.

A livello scapolare, l’adduzione rappresenta una condizione biomeccanica dominante: la somma vettoriale degli adduttori supera stabilmente la capacità di bilanciamento del gran dentato.

Questa dominanza si traduce in una scapola persistentemente addotta, associata a una riduzione della cifosi toracica fisiologica con apice a D5 e a un aumento delle sollecitazioni compressive sui dischi vertebrali.

A tale configurazione si associa frequentemente la proiezione anteriore della scapola, determinata dall’azione prevalente di piccolo pettorale e omoioideo, che anteriorizzano la scapola mantenendo l’assetto in adduzione.

Sul versante omerale, la dominanza degli intrarotatori — gran dorsale, gran pettorale, sottoscapolare e gran rotondo — orienta l’omero verso una tendenza costante all’intrarotazione e alla proiezione anteriore della testa omerale.

La convergenza di queste due risultanti — adduzione vertebrale della scapola e proiezione anteriore della testa omerale — determina una configurazione meccanica prevedibile, responsabile della riduzione dello spazio sub-acromiale e del conflitto scapolo-omerale.

Il conflitto scapolo-omerale rappresenta quindi l’esito geometrico di forze misurabili, organizzate secondo principi fisici verificabili e riproducibili nella pratica clinica.

Dalla spalla alla mano: semplificazione progressiva dei pattern

Procedendo distalmente lungo l’arto superiore, la complessità biomeccanica si riduce progressivamente, mentre le configurazioni funzionali diventano più semplici e maggiormente riconoscibili.

Al gomito, la dominanza dei flessori rispetto al tricipite orienta frequentemente il quadro verso la flessione, mentre l’iperestensione emerge dalla concatenazione tra adduttori scapolari e muscoli anteriori dell’arto superiore.
Le deviazioni in varo e valgo seguono dominanze prevedibili tra pronatori e supinatori.

Al polso, la deviazione ulnare rappresenta il pattern dominante.
Alla mano, la risultante vettoriale converge stabilmente verso la flessione.

Questa semplificazione progressiva costituisce un vantaggio clinico rilevante: i pattern distali, più lineari e meno complessi, permettono di risalire con maggiore precisione alle cause prossimali, localizzate nel complesso della spalla e nelle sue relazioni con il distretto cranio-vertebro-ioideo.

All’interno di questo modello, l’analisi distale consente di effettuare una diagnostica differenziale tra:

  • sintomi locali sostenuti da deviazioni assiali articolari

  • sintomi riferiti, espressione di proiezioni radicolari del tratto cervico-dorsale

La corretta interpretazione di questa distinzione orienta il trattamento, evitando interventi locali inefficaci quando la causa meccanica è sovraordinata.

Sublussazioni e compensi a distanza

La presenza di sublussazioni della testa omerale e dell’articolazione sterno-claveare rappresenta un elemento di elevata rilevanza clinica nella valutazione dell’arto superiore.

In molti quadri, queste alterazioni costituiscono un fattore causale diretto della sintomatologia, incidendo sugli assetti di carico articolare e sulla distribuzione delle forze lungo il sistema.

Quando presenti, le sublussazioni attivano meccanismi di protezione del sistema extrapiramidale, che favoriscono l’emergere di compensi scheletrici anche a distanza dal sito primario, dove frequentemente si localizza il sintomo riferito.

Nel modello proposto, l’identificazione delle sublussazioni orienta una scelta terapeutica mirata: il trattamento è rivolto alla loro riduzione e integrazione all’interno dell’equilibrio del sistema, evitando adattamenti compensatori secondari.

La valutazione clinica richiede quindi un’analisi simultanea e integrata di tutte le relazioni coinvolte, affinché l’intervento correttivo su una componente non determini un aggravamento degli altri elementi del sistema.

Coerenza fisica del comportamento muscolo-scheletrico

Il comportamento biomeccanico dell’arto superiore risponde a principi fisici coerenti, che si mantengono costanti lungo l’intero distretto, indipendentemente dall’articolazione osservata.

Un esempio clinico è rappresentato dall’inversione di azione dei flessori del gomito quando la mano diventa punto fisso: in questa condizione, i vettori di forza conservano la propria direzione e coerenza meccanica, modificando l’effetto funzionale in relazione al vincolo imposto.

Questo fenomeno evidenzia come il comportamento muscolo-scheletrico possa essere interpretato in modo affidabile attraverso l’analisi delle dominanze vettoriali e delle condizioni di vincolo, senza dipendere dal distretto specifico o dal gesto osservato.

L’approccio clinico si fonda quindi sulla lettura delle configurazioni di forza, partendo dal complesso della spalla e dalle sue connessioni vertebrali, e seguendo la propagazione delle tensioni verso le articolazioni distali dell’arto superiore.

Implicazioni cliniche per il trattamento

Nel modello proposto, l’efficienza muscolare dipende dal rapporto tra Forza Lavoro e Forza Resistente, determinato dalle condizioni meccaniche interne del muscolo.

Un muscolo in accorciamento esprime una ridotta efficienza funzionale: parte dell’energia sviluppata dalle fibre contrattili viene assorbita dalle resistenze interne prima di tradursi in movimento utile.

L’accorciamento delle componenti connettivali trasforma il muscolo in un sistema ad elevata resistenza meccanica, paragonabile a un motore integro che lavora contro un freno parzialmente inserito.

Le componenti connettivali non presentano un comportamento puramente elastico, ma plastico: la deformazione dipende dall’intensità della forza applicata e dal tempo di applicazione, e può diventare parzialmente residua.

Questo comportamento determina due conseguenze cliniche distinte.

In statica, il muscolo in accorciamento esercita una trazione persistente anche a riposo, contribuendo alla deformazione progressiva degli assetti articolari e alla modifica degli assi di carico.

In dinamica, l’aumento della Forza Resistente interferisce con il movimento, riduce l’efficienza meccanica, incrementa il dispendio energetico e favorisce l’emergere di strategie compensatorie.

L’intervento terapeutico è orientato alla riduzione della Forza Resistente, condizione necessaria per rendere disponibile la Forza Lavoro già presente nel sistema.

Questo principio costituisce il razionale dell’utilizzo delle contrazioni isometriche eseguite in massimo allungamento, secondo il Metodo Mézières.

Durante una contrazione isometrica in massimo allungamento:

  • le componenti contrattili si accorciano attivamente

  • la contrazione genera una trazione sulle componenti connettivali già in tensione

  • le componenti connettivali subiscono una deformazione in allungamento che, in funzione di forza e tempo, può assumere carattere residuo

Quando la contrazione viene eseguita al di sotto del massimo allungamento disponibile, la sollecitazione meccanica si concentra sulle componenti connettivali in senso compressivo, favorendo un ulteriore incremento della Forza Resistente.

Questo meccanismo chiarisce perché interventi tecnicamente corretti possano produrre effetti transitori: il trattamento risulta meccanicamente incoerente con la configurazione del muscolo e non determina una reale riduzione delle resistenze interne.

La doppia logica: analitica e sistemica

Il trattamento di un singolo muscolo in accorciamento rappresenta un intervento tecnicamente definito e riproducibile, inserito però all’interno di un sistema muscolo-scheletrico caratterizzato da relazioni interdipendenti.

Ogni azione locale modifica la distribuzione delle tensioni sull’intero sistema, attivando adattamenti che possono stabilizzare, modulare o neutralizzare l’effetto terapeutico ottenuto sul singolo muscolo.

La metafora del tetto

L’accorciamento muscolare sistemico può essere rappresentato come l’abbassamento progressivo del tetto di una stanza.
Per continuare a muoversi nello spazio disponibile, il soggetto organizza strategie adattative: flessione degli arti inferiori, inclinazione del tronco, rotazioni del capo.

Queste strategie preservano la funzione, mentre consolidano nel tempo la configurazione meccanica che le ha rese necessarie.

Il lavoro analitico nel contesto sistemico

Durante il trattamento di un intrarotatore dell’omero, la comparsa di co-contrazioni su elevatore della scapola, romboidi e paravertebrali rappresenta un segnale clinico rilevante: il sistema sta redistribuendo la tensione per mantenere il proprio equilibrio.

In questa condizione, l’effetto locale tende a essere progressivamente compensato, e l’omero ritorna verso la configurazione iniziale.
Il muscolo è stato trattato correttamente; il sistema non ha ancora modificato il proprio assetto.

Il lavoro sistemico con focalizzazione meccanica

Un intervento orientato alla riduzione della tensione globale può migliorare la sensazione di elasticità e benessere, mantenendo però attivo il conflitto meccanico locale responsabile del sintomo.

Il sistema appare più disponibile, mentre la causa meccanica specifica richiede un intervento mirato.

L’integrazione necessaria

L’efficacia clinica emerge dall’integrazione continua tra:

  • lavoro analitico sui muscoli in accorciamento

  • controllo costante degli effetti sistemici durante l’esecuzione

  • verifica che la riduzione locale della Forza Resistente non venga compensata da un aumento della tensione globale

L’intervento locale modifica il sistema, e il sistema consente la stabilizzazione dell’intervento locale.

Il criterio di efficacia clinica

Al termine della seduta devono essere presenti simultaneamente:

  • miglioramento del problema locale

  • aumento dello spazio sistemico disponibile

  • riduzione complessiva della tensione muscolare

  • maggiore efficienza del movimento

La presenza congiunta di questi elementi indica una reale modificazione della configurazione di equilibrio del sistema e una maggiore stabilità del risultato nel tempo.

Obiettivi formativi

Al termine del corso avrai acquisito competenze avanzate di analisi e trattamento biomeccanico dell’arto superiore, secondo il modello analitico e sistemico AIFiMM.

ANALISI

Interpretare l’arto superiore come sistema biomeccanico gerarchico
— Inquadrare la spalla come centro di regolazione e le articolazioni distali come espressione di dominanze vettoriali locali e di sintomi riferiti.

Valutare il sistema delle sei relazioni articolari della spalla
— Identificare la combinazione di relazioni coinvolte nel quadro clinico, riconoscendo il ruolo delle cause primarie e dei compensi secondari.

Analizzare le dominanze vettoriali
— Correlare la somma delle forze muscolari alle configurazioni scheletriche prevedibili: adduzione scapolare, intrarotazione omerale, proiezione anteriore della testa omerale.

Interpretare il conflitto scapolo-omerale come esito geometrico delle forze
— Leggere la riduzione dello spazio sub-acromiale come conseguenza meccanica delle dominanze scapolari e omerali.

Valutare le sublussazioni e i compensi a distanza
— Individuare le sublussazioni sterno-claveari e omerali e comprenderne l’impatto sui compensi extrapiramidali e scheletrici.

Riconoscere i principali quadri del gran dorsale
— Distinguere il quadro con scapola discendente e quello con scapola elevata, interpretandone le implicazioni sull’intero arto superiore.

Estendere l’analisi alle articolazioni distali
— Applicare la logica vettoriale a gomito, polso e mano, utilizzando i pattern distali come indicatori delle cause prossimali.

Integrare statica e dinamica
— Valutare l’azione della Forza Resistente in statica sugli assetti articolari e in dinamica sull’efficienza del movimento.


TRATTAMENTO

Applicare le contrazioni isometriche in massimo allungamento
— Eseguire la tecnica in modo coerente con il comportamento plastico delle componenti connettivali.

Valutare il rapporto tra Forza Resistente e Forza Lavoro
— Interpretare l’efficienza muscolare reale in relazione alle resistenze interne del sistema.

Integrare logica analitica e controllo sistemico
— Trattare il muscolo responsabile mantenendo il controllo continuo degli effetti sull’intero sistema.

Riconoscere e prevenire i compensi in peggioramento
— Individuare le co-contrazioni sistemiche che neutralizzano l’intervento locale e adattare il trattamento in tempo reale.

Trattare le sublussazioni in modo integrato
— Applicare interventi coordinati su testa omerale, scapola e articolazione sterno-claveare.

Verificare l’efficacia clinica del trattamento
— Utilizzare quattro criteri di verifica:

  • miglioramento del problema locale

  • aumento dello spazio sistemico disponibile

  • riduzione complessiva della tensione muscolare

  • maggiore efficienza del movimento

per valutare la stabilità reale del risultato nel tempo.

I contenuti teorici del corso sono approfonditi nell'articolo scientifico con PDF scaricabile:
Arto Superiore: Analisi Biomeccanica delle Dominanze Vettoriali

A chi è rivolto

- Fisioterapisti

- Medici

- Osteopati

- Massofisioterapisti

Durata, costo, ECM

- Durata: 4 giorni in presenza – 32 ore

- Costo: 500 euro (in qualità di Proveder ECM n. 1701 il corso è in esenzione IVA)

- Crediti ECM: 41,6

Docenti

Dott. Mauro Lastrico – Dott.ssa Laura Manni

Fisioterapisti e docenti AIFiMM, con esperienza clinica e didattica nell’applicazione del modello biomeccanico analitico e sistemico derivato dal Metodo Mézières.

Il corso declina questo impianto clinico sull’arto superiore, mantenendo continuità metodologica, coerenza di analisi e criteri terapeutici condivisi.

Corsi disponibili

AIFiMM Formazione Mezieres

  • Via San Vincenzo 95/7, 16121 Genova
  • P. IVA / CF 01412130997
  • info@aifimm.it
  • (+39) 0105 761271
  • IBAN: IT95E0503401406000000001738

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