Il corso non è complesso per la difficoltà degli esercizi, ma per la logica biomeccanica che li guida.
Le posture attive e le contrazioni isometriche in massimo allungamento sono tecnicamente accessibili, eseguibili in sicurezza da qualsiasi laureato in Scienze Motorie con una buona base di anatomia e fisiologia.
La parte realmente impegnativa è un’altra:
non è difficile eseguire un esercizio,
è difficile capire quale esercizio proporre, quando inserirlo e perché usarlo in quella fase del percorso.
Cosa rende il modello realmente impegnativo
Lettura dei vettori muscolari dominanti nel gesto
Non basta “vedere” un movimento: occorre riconoscere quali vettori muscolari stanno tirando la struttura fuori equilibrio, dove si disperde energia e quali segmenti limitano la fluidità del gesto.
È un passaggio da una lettura estetica del movimento a una lettura meccanica.
Distinzione tra inefficienza motoria e possibile disfunzione sanitaria
Il corso ti guida a riconoscere quando il problema è una semplice inefficienza biomeccanica (ruote “frenate”) e quando, invece, compaiono segnali che richiedono l’invio al fisioterapista o al medico.
Non è una diagnosi, ma una competenza di confine: sapere fino a dove puoi intervenire e quando è necessario coinvolgere il mondo sanitario.
Comprensione degli effetti sistemici degli accorciamenti sulla performance
Piccole variazioni connettivali (1–2%) modificano la geometria articolare e la direzione delle forze lungo la catena cinetica.
Capire come un accorciamento a carico dell’anca o del rachide toracico possa alterare la traiettoria di una spalla o la precisione di uno stacco richiede un ragionamento sistemico, non l’aggiunta di “altro stretching”.
Previsione delle modifiche del gesto attraverso l’analisi vettoriale
Il corso non offre protocolli precostituiti, ma una logica: prevedere come cambierà il gesto intervenendo su un certo vettore muscolare, e quali effetti ci saranno sui distretti a distanza.
Questo significa programmare il lavoro non solo in base al distretto “che si vede”, ma in base alle forze che lo attraversano.
Scelta del punto di ingresso e della progressione (individuale e di gruppo)
Le dieci sedute tipo non sono uno schema rigido, ma una griglia di riferimento.
Il professionista del movimento deve decidere da dove iniziare, come adattare la progressione al singolo atleta o al gruppo, quali esercizi evitare in presenza di segnali sospetti, quali potenziare quando l’obiettivo è la performance.
Una tecnica chiara, un modo di ragionare nuovo
Molti partecipanti descrivono la stessa esperienza:
“Gli esercizi si capiscono subito.
La parte impegnativa è cambiare il modo di osservare il corpo.”
Il valore del corso non sta nel proporre “nuove posizioni”, ma nel fornirti un modello per:
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leggere il corpo come rete di vettori interdipendenti,
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riconoscere dove la Forza Resistente sta frenando il gesto,
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progettare progressioni attive che liberano Forza Lavoro senza sconfinare nel trattamento riabilitativo,
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collaborare in modo più efficace con il mondo sanitario, parlando lo stesso linguaggio biomeccanico.
In sintesi, il modello è facile da applicare sul piano tecnico, ma richiede maturità biomeccanica e capacità di ragionamento sistemico.
È qui che si gioca la differenza tra “eseguire esercizi” e guidare consapevolmente il movimento.