L'iperlordosi cervicale, la rettificazione del rachide cervicale e la proiezione anteriore della testa sono pattern biomeccanici prevedibili, generati dall'accorciamento dei muscoli che agiscono sul segmento cranio-cervico-toracico. L'analisi vettoriale consente di identificare quali muscoli sono responsabili di ciascun pattern, come avviene l'inversione d'azione dei muscoli anteriori del collo, e quali compressioni discali ne derivano.
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La suddivisione miofunzionale della colonna
Le inserzioni muscolari non rispettano i confini anatomici. Osservando la disposizione dei muscoli che agiscono su cranio, colonna e bacino, emerge una suddivisione funzionale diversa da quella anatomica classica:
La lordosi cranio-cervico-toracica si estende dal cranio al processo spinoso di T3. La cifosi toracica va da T4 a T6. La lordosi toraco-lombo-sacrale va da T7 al sacro.
L'estensione della lordosi cervicale fino a T3 è determinata dall'azione dei muscoli paravertebrali posteriori, dell'elevatore della scapola e delle fibre superiori del trapezio posteriormente, e dei muscoli anteriori del collo, degli scaleni e degli sternocleidomastoidei anteriormente. L'angolo superomediale della scapola si trova a livello di T3, creando un'unità funzionale continua.
Questa suddivisione spiega perché i problemi cervicali possono presentarsi con sintomi che coinvolgono anche la regione toracica superiore.
Cosa producono i muscoli posteriori
L'aumento del tono basale e il successivo accorciamento dei muscoli posteriori producono due effetti: flessione posteriore del cranio e aumento della lordosi cervicale. I paravertebrali e le fibre superiori del trapezio agiscono direttamente, l'elevatore della scapola indirettamente.
L'inversione d'azione dei muscoli anteriori
Questo è il meccanismo chiave del segmento cervicale. L'azione dei muscoli anteriori cambia in funzione della posizione del cranio e della curva cervicale esistente.
Con lordosi fisiologica e occipite sulla stessa verticale della cifosi toracica, gli sternocleidomastoidei flettono il cranio anteriormente e riducono la lordosi. I muscoli anteriori del collo — retto anteriore del capo, lungo del capo, lungo del collo — con la loro linea di forza anteriore alla linea mediana sagittale delle vertebre, raddrizzano il segmento cervicale.
Con iperlordosi preesistente, la linea di forza degli sternocleidomastoidei passa dietro la mastoide e la loro azione si inverte: flettono il cranio posteriormente, contribuendo all'aumento della lordosi insieme agli scaleni. Allo stesso modo, i muscoli anteriori del collo, con la linea di forza spostata posteriormente alla linea mediana sagittale, aumentano la lordosi anziché ridurla.
Tutti i muscoli del segmento — anteriori e posteriori — diventano co-agonisti nell'aumento della lordosi. Il sistema perde la capacità di autoregolazione.
Il meccanismo della testa in avanti
Quando i muscoli che aumentano la lordosi sono dominanti, producono anche flessione posteriore del cranio, con lo sguardo diretto verso l'alto. Per ripristinare la visione orizzontale, gli sternocleidomastoidei, gli scaleni e i muscoli anteriori del collo entrano in sinergia e proiettano il cranio e le prime vertebre cervicali in avanti, rettificando il rachide cervicale obliquamente.
La visione orizzontale è ripristinata, ma il baricentro cranico non è più allineato con il corpo vertebrale di T3. Si genera un momento di forza: con un cranio di circa 5 kg e una distanza di 3 cm tra il baricentro cranico e il punto di controspinta vertebrale, il momento estensorio richiesto è di 15 kg·cm. I muscoli posteriori devono aumentare ulteriormente la tensione per bilanciarlo. Si stabilisce un circuito auto-rinforzante.
Compressioni discali
Sia in iperlordosi sia in rettificazione con proiezione anteriore, le forze G e le reazioni R generano momenti di forza sui segmenti vertebrali e compressioni con le componenti g e r sui dischi intervertebrali. Le componenti verticali dei muscoli obliqui si sommano bilateralmente, producendo compressione discale.
Test diagnostico: trazione cranica
La trazione cranica in posizione supina consente di differenziare la dominanza muscolare. Se con la trazione la colonna tende a normalizzarsi, la dominanza è dei muscoli posteriori e la manovra può diventare strumento terapeutico. Se con la trazione la colonna si proietta in avanti — anche di una sola vertebra — la dominanza è dei muscoli anteriori e la ripetizione della manovra in terapia aggraverebbe la condizione.
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Metodo Mézières – Corso in presenza
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Biomeccanica muscolo-scheletrica
Valutazione e trattamento delle patologie della colonna vertebrale – piano sagittale
