Corso online · 9 moduli video · 21,5 ore · materiali PDF scaricabili
Questo corso applica il modello biomeccanico sistemico AIFiMM al movimento umano, offrendo ai professionisti del movimento una chiave di lettura fisica, vettoriale e sistemica del gesto motorio.
Non insegna esercizi come fine, ma come conseguenza di un modello che interpreta le forze che governano il corpo in movimento.
È un percorso formativo destinato a laureati in Scienze Motorie, chinesiologi e professionisti del movimento che desiderano migliorare efficienza, coordinazione e prevenzione attraverso criteri biomeccanici oggettivi e scientificamente fondati.
La certificazione CPD attesta, secondo criteri internazionali indipendenti, la qualità didattica e scientifica di un programma formativo professionale.
Il corso è stato esaminato e certificato con 25 crediti CPD internazionali sulla base della seguente valutazione ufficiale:
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"Un corso professionale online che integra i principi del Metodo Mézières con la biomeccanica vettoriale per l’ottimizzazione del movimento umano. Progettato per professionisti dell’esercizio fisico, allenatori e laureati in Scienze Motorie, il programma fornisce un framework strutturato per analizzare i vettori di forza muscolare, identificare le strategie compensatorie e applicare il lavoro isometrico al fine di migliorare l’efficienza del movimento, la coordinazione e la distribuzione dei carichi. Attraverso sessioni video guidate, dimostrazioni pratiche e moduli di apprendimento strutturati, i partecipanti sviluppano competenze nella conduzione di sessioni di movimento di gruppo e nell’osservazione biomeccanica individuale. Il corso segue un modello progressivo basato su dieci sedute di riferimento, supportando il miglioramento della performance e la prevenzione degli infortuni all’interno di un approccio biomeccanico sistemico." |
A chi sono riconosciuti i crediti CPD
Laureati in Scienze Motorie, professionisti dell’esercizio fisico, preparatori atletici, personal trainer, trainer sportivi (ambito non clinico), istruttori di fitness, allenatori per la performance sportiva, professionisti del movimento, istruttori di Pilates e Yoga (ambito non clinico), professionisti del wellness e functional training, chinesiologi.
AIFIMM – Provider CPD n. 21418
La meccanica vettoriale applicata al movimento consente di osservare il gesto per come viene costruito dalle forze che lo attraversano.
È una prospettiva che arricchisce:
il lavoro sulla performance,
la progettazione degli esercizi,
la prevenzione dei sovraccarichi,
la capacità di interpretare i compensi.
Il movimento non viene corretto dall’esterno, ma compreso dall’interno.
Ogni gesto diventa leggibile come una configurazione di vettori, di adattamenti e di equilibri dinamici.
Questo permette al professionista di lavorare con maggiore precisione, continuità e rispetto della fisiologia del corpo.
Applicare un modello biomeccanico al movimento significa cambiare il punto di partenza dell’osservazione.
Il gesto non viene analizzato per la sua forma esterna, ma per la qualità della trasmissione delle forze che lo attraversano.
Un movimento efficace non è quello esteticamente corretto, ma quello in cui le forze scorrono lungo la catena cinetica con continuità, senza dispersioni, blocchi o deviazioni inutili.
Nel modello proposto, ogni gesto viene letto secondo tre livelli simultanei:
direzione delle forze,
equilibrio tra vettori antagonisti,
continuità della trasmissione lungo il sistema.
Quando una di queste condizioni viene meno, il gesto perde efficienza anche se appare formalmente corretto.
Il lavoro del professionista del movimento non consiste quindi nel “correggere una posizione”, ma nel riconoscere dove la forza si disperde, perché si disperde e come ripristinare una traiettoria più funzionale.
In questo approccio:
l’efficienza diventa un parametro meccanico, non un’impressione soggettiva;
la coordinazione diventa una conseguenza della distribuzione delle forze;
la fluidità diventa un indicatore di equilibrio vettoriale.
Il modello permette di trasformare l’osservazione del gesto in una lettura causale:
non “cosa non funziona”, ma “quale configurazione di forze lo rende inefficiente”.
Nel contesto motorio e preventivo, questo consente di progettare esercizi che non mirano a riprodurre una forma ideale, ma a modificare la geometria delle forze che generano quella forma.
Il movimento viene così guidato dall’interno, non imposto dall’esterno.
Il modello proposto in questo corso nasce dall’incontro tra due piani di conoscenza:
l’esperienza clinica e osservativa del Metodo Mézières,
e la formalizzazione biomeccanica sviluppata da AIFiMM attraverso la fisica applicata al sistema muscolo-scheletrico.
Françoise Mézières ha descritto per prima il corpo come un sistema di tensioni interdipendenti, in cui gli accorciamenti muscolari non agiscono in modo isolato ma modificano l’equilibrio dell’intera struttura.
AIFiMM ha trasformato questa intuizione in un modello analitico, traducendo tali relazioni in termini di vettori di forza, risultanti meccaniche e configurazioni prevedibili.
Il risultato non è una reinterpretazione teorica, ma una formalizzazione biomeccanica di ciò che il metodo aveva già osservato sul piano clinico.
Nel contesto del movimento sportivo e preventivo, questo consente di:
leggere il corpo come sistema fisico coerente,
comprendere come le forze si distribuiscono lungo le catene muscolari,
interpretare l’efficienza del gesto come conseguenza diretta dell’equilibrio tra tali forze.
Il modello non nasce per descrivere il movimento in modo astratto, ma per renderlo meccanicamente leggibile: ogni deviazione, ogni compenso, ogni perdita di fluidità viene interpretata come effetto di una configurazione vettoriale specifica.
In questo modo, il gesto motorio smette di essere solo osservato e diventa spiegabile, prevedibile e guidabile.
Il corso applica questo impianto teorico all’ambito motorio e preventivo, mantenendo intatta la logica biomeccanica del modello e adattandone gli strumenti all’osservazione, alla progettazione e alla conduzione del lavoro con soggetti sani.
Il modello utilizza la scomposizione vettoriale delle forze muscolari per comprendere come il movimento venga generato, guidato o deviato.
L’interazione tra componente contrattile e connettivale viene interpretata secondo i principi di elasticità dei materiali, consentendo di distinguere tra produzione di forza e resistenza interna.
Questi criteri permettono di:
identificare i vettori dominanti che guidano il gesto,
prevedere le risultanti di forza sulle articolazioni,
riconoscere i compensi come conseguenze meccaniche,
leggere il movimento in modo tridimensionale e causale.
Il razionale non descrive il movimento: ne spiega il perché.
Il professionista del movimento opera su un territorio preciso: efficienza, coordinazione, prevenzione e qualità del gesto.
Per svolgere questo ruolo è utile comprendere come le forze si organizzano nel corpo e come questa organizzazione influenzi la qualità del movimento.
Il modello biomeccanico fornisce strumenti per:
leggere il gesto in termini di distribuzione delle forze,
riconoscere dove l’energia si disperde,
comprendere quali configurazioni muscolari limitano la fluidità,
progettare interventi attivi coerenti con la meccanica del sistema.
La competenza consiste nel guidare l’organizzazione delle forze verso una configurazione più efficiente.
In questo senso, la professionalità viene definita dal livello di comprensione biomeccanica che guida la scelta, la sequenza e la progressione del lavoro.
Il corso forma professionisti capaci di:
osservare il movimento con logica causale,
distinguere inefficienza meccanica da possibile condizione sanitaria,
progettare progressioni attive basate su criteri biomeccanici,
collaborare in modo consapevole con il mondo sanitario quando necessario.
Il modello non amplia artificialmente il ruolo del professionista del movimento:
lo rende più preciso, più consapevole e più scientificamente fondato nel proprio ambito.
Dalla fisica dei materiali alla perdita di efficienza del gesto
Nel modello biomeccanico sistemico, il muscolo non è considerato solo come motore contrattile, ma come struttura elastica composta da elementi con proprietà fisiche differenti.
Le componenti contrattili (actina e miosina) presentano un comportamento elastico elevato: si accorciano durante la contrazione e recuperano la lunghezza iniziale.
Le componenti connettivali (fasce, aponeurosi, tendini), invece, presentano un comportamento visco-elastico: una parte della deformazione indotta dalla contrazione non viene completamente recuperata.
Questo significa che l’accorciamento muscolare non dipende tanto dall’intensità della contrazione, quanto dal tempo di esposizione alla tensione.
Nel tempo, l’accumulo di micro-deformazioni residue nelle componenti connettivali determina un accorciamento progressivo del muscolo, modificandone il comportamento meccanico.
Forza Resistente e Forza Lavoro
Dal punto di vista biomeccanico, l’accorciamento genera due grandezze funzionali opposte:
Forza Resistente (FR): la quota di forza necessaria a vincere la rigidità interna del muscolo.
Forza Lavoro (FL): la quota di forza realmente disponibile per produrre movimento utile.
Quando l’accorciamento aumenta, la FR cresce e la FL diminuisce.
Il muscolo mantiene la capacità contrattile, ma una parte crescente dell’energia viene dissipata per superare la propria resistenza interna prima ancora di generare movimento.
Il gesto rimane possibile, ma diventa:
meno fluido,
meno preciso,
più costoso dal punto di vista energetico.
Efficienza e perdita di performance
In un sistema efficiente, la maggior parte della forza contrattile si trasforma in movimento utile.
In un sistema con accorciamenti diffusi, una parte significativa dell’energia viene consumata per vincere resistenze interne.
La forza è presente.
L’efficienza no.
Questo spiega perché un atleta può aumentare la forza senza migliorare la qualità del gesto, oppure perdere fluidità pur mantenendo buoni parametri di potenza.
Il problema non è quanta forza viene prodotta, ma quanta di quella forza diventa realmente movimento.
Implicazioni operative
Nel modello AIFiMM applicato al movimento, l’obiettivo non è aumentare immediatamente la forza, ma:
ridurre la Forza Resistente,
ristabilire una distribuzione vettoriale più favorevole,
restituire alla Forza Lavoro la sua quota utile.
Le contrazioni isometriche in massimo allungamento rappresentano lo strumento principale per ottenere questo riequilibrio meccanico, perché agiscono selettivamente sulle componenti connettivali responsabili dell’accorciamento.
Solo quando la FR si riduce, il rinforzo muscolare può esprimere il suo reale potenziale sul gesto.
Nel modello biomeccanico sistemico AIFiMM, il rinforzo muscolare non è escluso né considerato dannoso.
Semplicemente, non rappresenta il primo intervento quando sono presenti accorciamenti vettoriali dominanti che alterano la meccanica del gesto.
Un muscolo sottodominante non può modificare in modo stabile un pattern motorio finché il vettore dominante esprime una Forza Resistente elevata.
In questa condizione, la forza prodotta viene in parte dissipata per superare resistenze interne, senza tradursi in reale miglioramento dell’efficienza.
Per questo il modello segue una sequenza precisa:
Riduzione della Forza Resistente nei muscoli accorciati
Riequilibrio dei vettori dominanti lungo la catena cinetica
Inserimento del rinforzo per consolidare la nuova meccanica
Quando il rinforzo viene introdotto dopo il riequilibrio vettoriale:
aumenta la Forza Lavoro realmente disponibile,
stabilizza il gesto,
migliora precisione, continuità e rendimento.
Nel modello AIFiMM, riequilibrio e rinforzo non sono alternative, ma fasi complementari di uno stesso processo biomeccanico.
Nel corso i muscoli non vengono considerati nella loro sola realtà anatomica, ma come vettori di forza interdipendenti, inseriti in un sistema dinamico di relazioni meccaniche.
Attraverso la scomposizione vettoriale è possibile comprendere come le forze si distribuiscono lungo le catene cinetiche e come questa distribuzione influenzi l’efficienza del gesto.
La regola del parallelogramma consente di analizzare le risultanti di forza e di individuare le direzioni lungo cui l’energia viene utilizzata in modo efficace o dispersa.
Ogni catena cinetica viene così letta nelle sue componenti vettoriali, permettendo di riconoscere:
dove l’energia si disperde,
quali vettori generano squilibrio,
e come ripristinare un flusso più efficiente delle forze lungo il sistema.
Questa lettura permette di progettare esercizi mirati all’ottimizzazione della trasmissione delle forze e della coordinazione del movimento, agendo sulla sua organizzazione funzionale e non sulla sola forma esterna.
La colonna vertebrale, osservata tridimensionalmente, rivela compensi e deviazioni che riducono la continuità della trasmissione delle forze, compromettendo la coordinazione complessiva del gesto.
Nel modello biomeccanico sistemico, il gesto motorio viene quindi interpretato come il risultato di una configurazione vettoriale specifica, che può essere compresa, prevista e guidata attraverso criteri fisici e biomeccanici verificabili.
Nel modello biomeccanico sistemico utilizzato da AIFiMM, l’accorciamento muscolare non viene interpretato in modo assoluto, ma secondo una logica quantitativa.
Si distinguono tre livelli teorici:
1. Accorciamento assente
Rappresenta il riferimento teorico di massima efficienza biomeccanica.
È un modello ideale, utile come termine di paragone, ma non realistico nella vita reale.
2. Accorciamento di piccola entità
Corrisponde a una condizione di disfunzione:
il gesto è ancora possibile, ma meno efficiente, più costoso dal punto di vista energetico, più esposto a compensi.
3. Accorciamento di maggiore entità
Corrisponde a una condizione patologica, in cui compaiono conflitti meccanici, limitazioni strutturate e perdita significativa di qualità del movimento.
In questa prospettiva, la differenza tra equilibrio funzionale ed equilibrio patologico non è di natura qualitativa, ma quantitativa.
Il corpo non passa improvvisamente dalla normalità alla patologia:
si allontana progressivamente dal proprio potenziale teorico di massima efficienza.
I muscoli tendono inevitabilmente ad accorciarsi nel tempo.
Non è realistico pensare di azzerare questo processo.
Ciò che fa la differenza è l’entità dell’accorciamento e il modo in cui il sistema riesce a compensarlo.
Il lavoro motorio e preventivo si colloca proprio in questo spazio:
ridurre il gap tra ciò che il corpo è diventato e ciò che potrebbe essere in condizioni biomeccaniche ottimali.
Come nel corso in presenza, teoria e pratica si intrecciano costantemente.
Ogni principio biomeccanico viene osservato direttamente sul corpo, attraverso video didattici che traducono la logica vettoriale in dinamica reale del movimento.
Il formato online consente di studiare con calma ogni passaggio, rivedere le sequenze, cogliere variazioni sottili e costruire una comprensione progressiva del modello.
Il percorso formativo si articola su due livelli complementari.
1️⃣ Lavoro individuale
Attraverso casi reali filmati, il docente guida l’osservazione del corpo in statica e dinamica, commentando in modo sistematico:
la distribuzione delle forze,
l’emergere delle resistenze,
il ruolo dei muscoli come vettori limitanti o facilitanti.
Le diverse inquadrature e l’analisi tecnica permettono di comprendere come una perdita di efficienza o coordinazione del gesto possa essere letta in chiave biomeccanica e trasformata in strategie attive di riequilibrio motorio.
Questo livello sviluppa la capacità di:
leggere il corpo come sistema complesso,
progettare percorsi motori personalizzati,
riconoscere precocemente le inefficienze che riducono precisione, fluidità e performance.
La pratica viene poi sperimentata in autonomia, utilizzando come riferimento i modelli osservati.
2️⃣ Le 10 sedute tipo
Le 10 sedute rappresentano la struttura didattica del modello applicato al movimento sportivo.
Mostrate su un soggetto reale, guidate e commentate dal docente, illustrano la logica progressiva del lavoro: dagli esercizi di base per la percezione e l’allineamento, fino a quelli di integrazione dinamica e riequilibrio vettoriale.
Ogni seduta è costruita con finalità biomeccaniche precise ed è trasferibile sia a percorsi individuali sia di gruppo.
Questa struttura rappresenta l’applicazione motoria del modello biomeccanico:
non è un trattamento riabilitativo, ma una sequenza di esercizi attivi progettata per migliorare l’efficienza del gesto nei soggetti sani.
Highlights
✔ Due livelli integrati di apprendimento: osservazione individuale e lavoro strutturato di gruppo
✔ 10 sedute tipo commentate e sempre rivedibili
✔ Strumenti per riconoscere compensi e dispersioni di forza
✔ Modello operativo immediatamente trasferibile
✔ Accesso online con materiali scaricabili
Nota metodologica
In alcuni passaggi dei video vengono descritti gli effetti meccanici che un accorciamento muscolare può produrre sulle articolazioni o sulle strutture vertebrali.
Nel contesto del corso, tali osservazioni hanno valore biomeccanico e preventivo:
servono a comprendere la distribuzione delle forze, a migliorare l’efficienza del gesto e a riconoscere quando è opportuno l’invio al professionista sanitario.
Il corso non è complesso per la difficoltà degli esercizi, ma per la logica biomeccanica che li guida.
Le posture attive e le contrazioni isometriche in massimo allungamento sono tecnicamente accessibili e sicure per qualsiasi laureato in Scienze Motorie con una solida base anatomica e fisiologica.
La vera difficoltà non è eseguire un esercizio, ma:
capire quale esercizio proporre,
quando inserirlo,
e perché usarlo in quella fase del percorso.
Cosa rende il modello realmente impegnativo
Lettura dei vettori muscolari dominanti
Non basta osservare un movimento: occorre riconoscere quali forze stanno alterando l’equilibrio del sistema e dove si disperde energia. È il passaggio da una lettura estetica a una lettura meccanica del gesto.
Distinzione tra inefficienza motoria e possibile disfunzione sanitaria
Il modello insegna a riconoscere quando il problema è una semplice inefficienza biomeccanica e quando, invece, emergono segnali che richiedono l’invio allo specialista sanitario. Non è diagnosi, ma competenza di confine professionale.
Comprensione degli effetti sistemici degli accorciamenti
Variazioni connettivali minime modificano la geometria articolare e la direzione delle forze lungo la catena cinetica. Interpretarle richiede un ragionamento sistemico, non l’aggiunta di esercizi isolati.
Previsione delle modifiche del gesto
Il corso non propone protocolli, ma una logica: prevedere come cambierà il gesto intervenendo su un determinato vettore muscolare e quali effetti avrà a distanza.
Scelta della progressione
Le dieci sedute tipo sono una griglia di riferimento. Il professionista deve decidere da dove iniziare, come adattare la sequenza e come modulare il lavoro in base al contesto individuale o di gruppo.
Una tecnica chiara, un modo di ragionare nuovo
Molti partecipanti descrivono la stessa esperienza:
“Gli esercizi si capiscono subito.
La parte impegnativa è cambiare il modo di osservare il corpo.”
Il valore del corso non è nelle posizioni, ma nel modello che consente di:
leggere il corpo come rete di vettori interdipendenti,
riconoscere dove la Forza Resistente sta frenando il gesto,
progettare progressioni che liberano Forza Lavoro,
collaborare in modo più efficace con il mondo sanitario.
In sintesi:
il modello è semplice da applicare sul piano tecnico, ma richiede maturità biomeccanica e capacità di ragionamento sistemico.
È qui che si gioca la differenza tra eseguire esercizi e guidare consapevolmente il movimento.
Laureati e studenti in Scienze Motorie (dal terzo anno)
Chinesiologi e diplomati ISEF
Preparatori atletici e personal trainer
Istruttori di Pilates e discipline affini
Il corso è interamente online ed è progettato per consentire uno studio progressivo, con integrazione costante tra teoria, osservazione guidata e applicazioni pratiche.
Struttura formativa
9 moduli video
21,5 ore complessive di lezione
Materiali PDF scaricabili: schede operative e approfondimenti teorici
Accesso ai contenuti per 12 mesi
Attestati
Attestato finale AIFiMM
Attestato CPD con 25 crediti internazionali
Quota di iscrizione
💳 € 350 + IVA
Possibilità di pagamento in due rate senza interessi.
Mauro Lastrico e Laura Manni sono fisioterapisti e formatori AIFiMM, con oltre venticinque anni di esperienza clinica e didattica nell’ambito del Metodo Mézières e della biomeccanica muscolo-scheletrica sistemica.
Sono i referenti AIFiMM per lo sviluppo e l’insegnamento del modello biomeccanico analitico e sistemico derivato dal Metodo Mézières, applicato sia all’ambito clinico sia all’ambito motorio e preventivo.
Il corso è di ambito sanitario o riabilitativo?
No. Il corso è applicato esclusivamente all’ambito motorio: performance, prevenzione primaria e ottimizzazione del gesto nei soggetti sani.
Il modello biomeccanico fornisce anche criteri chiari per riconoscere quando è necessario l’invio allo specialista sanitario.
Prevede diagnosi o trattamenti clinici?
No. Il corso sviluppa competenze di osservazione biomeccanica e di intervento motorio attivo, senza entrare nel campo diagnostico o terapeutico.
È utilizzabile in ambito di gruppo e individuale?
Sì. Le dieci sedute tipo sono progettate per essere adattabili sia al lavoro individuale sia alla conduzione di gruppi.
È necessario conoscere già il Metodo Mézières?
No. Il Metodo Mézières viene presentato come fondamento teorico del modello biomeccanico sistemico, con spiegazione progressiva dei principi fisici e applicativi.
Il modello biomeccanico proposto da AIFiMM consente ai professionisti del movimento di operare con criteri scientifici chiari su efficienza, prevenzione e ottimizzazione del gesto nei soggetti sani.
Allo stesso tempo fornisce strumenti oggettivi per riconoscere quando un quadro esula dall’ambito motorio e richiede l’intervento di competenze sanitarie.
Questo approccio crea continuità, non conflitto:
il professionista del movimento lavora con una logica biomeccanica rigorosa,
il mondo sanitario riceve invii più precisi e motivati,
l’atleta o il cliente viene seguito in modo più appropriato al proprio stato.
Il modello non genera sovrapposizioni, ma integrazione tra ruoli, attraverso un linguaggio biomeccanico comune e rispettoso delle competenze di ciascuno.
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